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La vera storia della direttiva del Viminale in Comic Sans

salvini direttiva zone rosse comic sans - 2

Tante sono le critiche che si possono fare al Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ma quella della scelta dei font dei documenti ufficiali del suo Ministero non è proprio una delle più intelligenti da fare. Non solo perché non è una cosa di competenza di Salvini, semmai dei suoi uffici, ma perché la storia della direttiva sulle “zone rosse” o direttiva antidegrado con l’intestazione in Comic Sans è una balla.

Aiuto! Salvini usa il Comic Sans!

Facciamo un passo indietro. Per chi non fosse a conoscenza delle regole non scritte dell’Internet il Comic Sans è un font, ovvero un modello di carattere tipografico, disegnato per imitare quello  generalmente usato per riempire i balloon dei fumetti. Per qualche strana ragione è al tempo stesso un carattere molto odiato ma anche molto usato. Odiato perché troppo facile e semplice, amato per le stesse identiche ragioni. Con il tempo il Comic Sans – che per un certo periodo era davvero pervasivo, al limite del fastidioso – è diventato uno degli elementi che consentivano di “distinguere” chi l’Internet lo sapeva fare e quelli che invece il computer al massimo sapevano accendere. Naturalmente le cose sono un po’ più complesse di così, ma accontentiamoci per il momento.

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Questo pomeriggio alcuni di quelli che il computer e l’Internet lo spadroneggiano si sono accorti che nella direttiva del Ministero dell’Interno per fare fronte al degrado nelle aree cittadine l’intestazione del documento ufficiale del Vimilae era in Comic Sans. Immaginate lo stupore e la sorpresa nello scoprire che il Viminale oggi usa il font che un tempo identificava gli analfabeti informatici. Pazzesco no?

Perché l’intestazione è in Comic Sans?

Ebbene non è così. Perché la fonte di quel file in formato pdf è questo articolo del Giornale dove è appunto linkato il testo integrale del documento (qui). Quel documento effettivamente ha l’intestazione in Comic Sans ma non è il documento originale. È sufficiente andare sul sito del Ministero dell’Interno per trovare la direttiva nel formato (grafico) corretto. Eccola qui.

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Una volta assodato che il Ministero non ha commesso il temibile reato di Comic Sans resta solo da spiegare la differenza tra le due versioni. Scaricando il documento originale si noterà che è un pdf accessibile, ovvero l’utente può modificare una o più parti del file (compreso il suo contenuto, se vuole). Generalmente è preferibile evitare caricare documenti ufficiali che possano essere modificati con un semplice editor di testo, ma essendo una direttiva destinata ai prefetti ed emanata dal Viminale il problema è relativo.

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Insomma volendo, qui sopra c’è un esempio fatto con il font “Broadway”, si può cambiare il tipo di carattere, le dimensioni, il colore. Non serve a nulla ma se volete fatelo. Ad ogni modo può succedere  di modificare inavvertitamente il documento. Chissà, forse al giornale non avevano installato il logotipo originale e non riuscendo a visualizzare il documento in maniera corretta hanno cercato di ovviare in questo modo. Appunto ricorrendo al font più usato (e odiato) della storia dell’informatica. Ma di questo il povero Salvini e gli uffici del Viminale non hanno alcuna colpa. L’errore, se di errore si può parlare, è del Giornale. Se invece vi interessa il contenuto della direttiva si tratta di un provvedimento che consente ai prefetti (nominati dal Ministero) di poter intervenire nelle cosiddette “zone rosse”, quelle dello spaccio, scavalcando le decisioni dei sindaci (eletti dai cittadini). Una decisione che non è piaciuta ai sindaci.

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