Cultura e scienze

Gian Carlo Blangiardo: il candidato leghista all’ISTAT è uno spettacolo

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Nelle more della polemica tra il governo Lega-M5S e Tito Boeri per i numeri dell’INPS sul Decreto Dignità, in molti a sinistra hanno segnalato che il presidente dell’istituto di previdenza non andasse difeso in quanto alfiere del neoliberismo, e quindi per ciò stesso pericoloso. Gli stessi quindi saranno felici di leggere l’intervista che Gian Carlo Blangiardo, candidato leghista all’ISTAT ha rilasciato oggi a La Stampa: il cambio di paradigma con il probabile approdo dell’ordinario di Demografia a Milano Bicocca, collaboratore di Ismu, Censis e Conferenza episcopale è palese e non potrà che fare felici i detrattori di Boeri.

Si parla tanto di fake news. Qual è la più grande bufala statistica propinata all’opinione pubblica italiana?
«Prima dell’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza si diceva che ogni anno in Italia morivano 30 mila donne per aborto. Una scemenza. Le morti legate alla gravidanza – non solo per aborto – erano alcune centinaia. I numeri da sempre sono usati in maniera ambigua e falsa anche se oggi, al di là di alcune stupidaggini che circolano online, la qualità delle statistiche e la cultura scientifica sono cresciute».

Come si spiega l’importanza politica del tema immigrazione davanti alla sostanziale stabilità dei numeri?
«Il numero complessivo degli immigrati non cresce non perché calano gli ingressi, ma perché aumentano gli stranieri che diventano cittadini italiani. Nel 2016 l’Italia ha avuto 202 mila nuovi cittadini: il record europeo. E nel 2017 sono stati circa 150 mila. Sono numeroni. Qui si vuole fare una battaglia per riformare la legge sulla cittadinanza proprio adesso che sta cominciando a produrre dei buoni risultati».

gian carlo blangiardo

La battaglia è per riconoscere come italiani bambini e ragazzi nati in Italia.
«L’articolo 14 della legge attuale dice che se papà e mamma diventano italiani i figli minori lo diventano automaticamente. Vado a memoria: nel 2016 erano 74 mila ragazzini. E comunque al bambino di avere in tasca il passaporto italiano non gliene frega niente. Noi dobbiamo garantire la parità de facto, al di là del passaporto. Il Parlamento ha votato una legge che permette a tutti i ragazzini, italiani e stranieri, di partecipare alle attività delle associazioni sportive. Questa è una conquista di civiltà che a me piace moltissimo».

Ci sono ragazzi che non possono andare in gita scolastica perché non hanno il passaporto italiano. Non le sembra ingiusto?
«Se succede è solo perché la segreteria della scuola non lavora per ottenere i visti necessari. E comunque sono situazioni marginali: il ragazzino di origine araba che non può partire con la classe per Israele. Ma quante sono le scuole che vanno in gita a Gerusalemme?».

Insomma, Blangiardo mette in dubbio i numeri dell’aborto come è abitudine del Movimento per la vita e sullo ius soli tira fuori una delle argomentazioni più poderose della storia: sono pochi, quindi a che serve riconoscere loro un diritto? Che bel cambio di paradigma! Ci voleva proprio! Sarà contento Fassina!

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