Politica

Il senso di Francesca Donato per la flat tax

Secondo la nota esperta gli altri paesi europei “non hanno le aliquote progressive” e “molti hanno la flat tax”. Ma…

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L’ormai promossa economista sul campo (televisivo) Francesca Donato ieri ha dato spettacolo a DiMartedì. Prima afferma che il taglio del costo del lavoro avvantaggia solo gli imprenditori e non i dipendenti (confondendosi con il cuneo fiscale?), mentre nel computo totale ci sono anche le tasse che paga il dipendente.

E poi torna a parlare del suo argomento preferito: la flat tax.

Come abbiamo spiegato l’altra volta, i paesi che in Europa adottano forme di fiscalità assimilabili alla flat tax sono Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ungheria, Serbia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania, Russia e Kazakistan.
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La tassa piatta ad aliquota unica esiste in circa 40 Paesi, per lo più dell’Europa dell’Est ma anche Paraguay e Seychelles. Il caso più significativo riguarda la Russia che dal 2001 ha un’aliquota del 13%, in Bulgaria è ancora più bassa (10%) mentre in Polonia è del 19%. Nei Paesi baltici la flat tax va dal 24% dell’Estonia al 33% della Lituania. Repubblica ceca e Slovacchia prima l’hanno adottata e poi cambiata per effetto di mutamenti politici alla guida del Paese. Il papà della flat tax è considerato Milton Friedman che ha cominciato a parlarne nel 1956 ma il guru del momento è un professore di Stanford, Alvin Rabushka. In Italia Silvio Berlusconi ne aveva parlato già nel ‘94 e ha ripreso il tema a fine 2014, grazie alla spinta di Renato Brunetta, proponendo una tassa piatta al 20%. Salvini è ripartito dalle idee di Rabushka, propone un’aliquota unica del 15% e per aggirare il vincolo costituzionale che chiede la progressività delle imposte suddivide la platea dei contribuenti in tre fasce.

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