La macchina del funky

Firme false a Palermo, chi è la superteste?

firme false 5 stelle 4

Nella vicenda delle firme false a 5 Stelle per le comunali di Palermo del 2012 spunta un pentito. Ieri si è parlato ripetutamente di un attivista dei 5 Stelle che avrebbe vuotato il sacco in procura durante gli interrogatori autoaccusandosi e accusando anche qualcun altro. Oggi Repubblica scrive che le attenzioni si concentrano su una superteste che, nei giorni scorsi, si è presentata in Procura raccontando quel che accadde nella notte di 4 anni fa in cui le firme furono contraffatte.

La donna avrebbe anche fatto i nomi di altri esponenti del Movimento coinvolti, passando dallo status di persona informata dei fatti a quello di indagata. I pm mantengono il segreto sull’identità della testimone, ma secondo alcune indiscrezioni ad avere svelato quel che accadde quella sera sarebbe stata la deputata regionale Claudia La Rocca. Che contattata, risponde così: «A mia tutela in questo momento non posso dichiarare nulla». Ci sarebbe poi anche un’altra gola profonda che avrebbe già cominciato a parlare con i magistrati. Il tutto mentre a Roma, tra giovedì e ieri, sono stati sentiti dall’aggiunto Dino Petralia e dalla sostituta Claudia Ferrari, per sommarie informazioni, i deputati Andrea Cecconi, Giulia Di Vita, Loredana Lupo e Chiara Di Benedetto.

Il nome di Claudia La Rocca era circolato nei giorni scorsi perché in un primo momento si era scritto che era circolato anche il suo nome tra quelli degli eletti da sfiduciare secondo un documento con 40 firme raccolto dall’attivista Massimiliano Trezza nel quale insieme “a una quarantina di attivisti storici e nuovi iscritti al M5S” veniva chiesta “la sospensione dei parlamentari Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Claudia La Rocca e di estromettere dalle comunarie Samanta Busalacchi e Riccardo Ricciardi, marito della deputata nazionale Loredana Lupo, quest’ultimo per evitare ‘parentopoli'”Successivamente Trezza aveva smentito che nel documento ci fosse il nome della La Rocca sulla pagina Facebook della deputata regionale:
claudia la rocca massimiliano trezza
Il testimone, che confermerebbe la storia raccontata dall’attivista Vincenzo Pintagro in tv, si sarebbe autoaccusato e avrebbe confermato che, accortisi di un errore formale nelle indicazioni relative a uno dei sottoscrittori della lista, alcuni 5 stelle avrebbero apportato la correzione e ricopiato centinaia di firme dalle originali raccolte. Sul caso la procura indagò, in seguito a un esposto anonimo con l’ispettore della Digos Giovanni Pampillonia, già nel 2013, ma l’inchiesta venne archiviata. Dopo la denuncia dell’attivista è stata aperta una nuova indagine, prima a carico di ignoti, poi di noti.

Leggi sull’argomento: Firme false a 5 Stelle, in arrivo le sospensioni a Palermo?