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«Facebook chiude un profilo? Paghi 3000 euro»

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Italia Oggi racconta oggi in un articolo a firma di Michele Damiani una sentenza del tribunale di Pordenone sulla chiusura di un profilo da parte di Facebook a causa di una presunta violazione della proprietà intellettuale:

Il social network non potrà disattivare profili sulla base di violazioni solo presunte ed evidenziate senza contraddittorio. Il tribunale di Pordenone, con l’ordinanza n. 3502 depositata ieri, ha confermato il suo giudizio sulla querelle tra Facebook e un suo utente che aveva avviato un procedimento cautelare, patrocinato dall’avvocato Guido Gallovich, con il quale si richiedeva l’immediato ripristino del proprio profi lo personale (Si veda Italia Oggi del 15 dicembre 2018).

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La parte più interessante della vicenda è che secondo il tribunale non si può chiudere un profilo senza contraddittorio, ovvero Facebook deve ascoltare cosa ha da dire a sua discolpa il presunto responsabile della violazione prima di sanzionarlo.

La pagina era stata chiusa per la pubblicazione di un video di highlights tennistici in presunta violazione della normativa in tema di proprietà intellettuale. Oltre ad intimare la riapertura della pagina, il tribunale ha accordato la liquidazione delle spese (3 mila euro). Il social è stato, inoltre, condannato al versamento di una penale di 150 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine di riattivazione.

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