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Enrico Costa si dimette dopo il no allo ius soli

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“A chi mi consiglia di mantenere comodamente il ruolo di governo, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, rispondo che non voglio equivoci, né ambiguità. Allungherò la lista, peraltro cortissima, di ministri che si sono dimessi spontaneamente. Rassegno, pertanto, con la presente, le mie dimissioni dall’incarico di ministro per gli Affari Regionali”. Lo scrive Enrico Costa in una lettera a Paolo Gentiloni in cui annuncia le sue dimissioni, rivolgendo “un caro saluto ed un augurio di buon lavoro a te ed a tutti i membri del governo”.

Enrico Costa si dimette dopo il no allo ius soli

“Caro Presidente, ho manifestato nei giorni scorsi – ricorda Costa – la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche. Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C’e’ chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il governo, ma anche chi le ha apprezzate perché hanno portato una interessante dialettica”, osserva ancora.

ius soli all'italiana
Lo ius soli nei paesi europei (Corriere della Sera, 16 giugno 2017)

A Gentiloni, Costa dà atto di avere “sempre rispettato le mie idee. Non mi hai mai imposto il paraocchi e non mi hai chiesto di rinunciare alle mie convinzioni. Lo apprezzo moltissimo. Ma non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero”. “E siccome non voglio creare problemi al governo – ribadisce l’esponente centrista – rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero. Ho avuto un’occasione unica ed ho fatto un’esperienza bellissima, sempre con il massimo impegno. Ora faccio un passo indietro, perche’ le convinzioni vengono prima delle posizioni”.

Enrico Costa e lo ius soli

In un’intervista rilasciata a Francesco Grignetti per La Stampa Costa aveva attaccato la legge sullo ius soli: «Io pongo una questione di metodo. La cittadinanza italiana identifica il popolo, cui secondo la Costituzione appartiene la sovranità. Modificare la composizione della comunità nazionale è una decisione che non va precipitata. Si dice, giustamente, che le leggi elettorali, anche se non sono costituzionali, vanno pur sempre approvate con una larga base parlamentare. Ed è giusto: andiamo a cambiare le regole del gioco. Ora, con lo ius soli, noi andiamo a cambiare addirittura il corpo elettorale», sosteneva. Ma in realtà già oggi la cittadinanza può essere richiesta da chi è nato in Italia e vi è rimasto fino alla maggiore età: con la cittadinanza già si acquisisce il diritto di voto.
enrico costa
Costa poi sosteneva anche che «la lunga gestazione ha permesso di migliorare il provvedimento. Un supplemento di riflessione che ci permetta di allargare il consenso parlamentare è indispensabile». In realtà la legge è in discussione da appena sei anni: c’è stato tutto il tempo di porre obiezioni anche inconsistenti come quelle dell’ormai ex ministro della Famiglia. Angelino Alfano lo ha accompagnato felicemente alla porta: “Le dimissioni di Enrico Costa sono inevitabili e tardive. Credevo lo facesse già un paio di giorni fa. Lo diciamo da tempo: noi vogliamo costruire un’area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra. Abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Comprendiamo che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada, senza metterci in fila da nessuna parte”.

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