La macchina del funky

E Renzi punta a vincere il referendum del 2016

Matteo Renzi punta a vincere il referendum del 2016 per avere la legittimazione popolare ad andare avanti e arrivare alle elezioni in sella. Lo scrive oggi Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera, escludendo la possibilità di elezioni anticipate che era circolata nei giorni scorsi dopo un’intervista di Roberto Giachetti alla Stampa in cui il vicepresidente della Camera esortava Renzi a fare come Tsipras per vincere sulla minoranza interna del PD:

Eppure il presidente del Consiglio nega che lo scioglimento prematuro della legislatura sia all’orizzonte: «Non vedo le politiche anticipate, ma se vogliono sfidarmi io ci sono». Piuttosto, per il premier «l’obiettivo è il referendum costituzionale del 2016». È quella la legittimazione popolare che si prefigge. E allora è inevitabile che il ddl Boschi diventi dirimente, su quello Renzi non può mollare. Lo fa capire chiaro e tondo, sferzando e sfidando la minoranza interna, sicuro com’è che alla fine dei 25-28 senatori dissidenti ne rimarranno poco più di una decina. Ma se così non fosse, se la riforma costituzionale subisse un altolà nell’aula di palazzo Madama, allora si aprirebbe un problema. Per tutti, non solo per il governo. È una prova di forza, quella che il presidente-segretario sta facendo ed è convinto che alla fine la spunterà: «I numeri ci sono già adesso, ma se fosse necessario un accordo con qualcuno in più lo faremo». Non però per «farsi impiccare all’elettività dei senatori».

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La maggioranza di Renzi al Senato (Corriere della Sera, 8 agosto 2015)

E per spianare la strada con la sua minoranza e, nel frattempo, per farle terra bruciata intorno, si butta a capofitto nelle regioni rosse:

Nell’Emilia Romagna di Bersani, dove, non a caso già il tredici agosto aveva partecipato a sorpresa alla festa dell’Unità di Villalunga. Del resto il presidente di quella regione, Stefano Bonaccini, in predicato di tornare a fare il responsabile degli Enti locali, lo aveva annunciato, giorni fa: «Renzi girerà tutte le feste dell’Emilia». Sarà anche a quella di Bologna, che, però, farà chiudere a Bersani, per evitare polemiche e per dimostrare al suo popolo che non è lui che vuole il conflitto con la minoranza, bensì sono i suoi oppositori che tentano di «bloccare il governo in tutti i modi». Non è un caso, dunque, se ieri, prima di andare al meeting di Cl, il premier abbia voluto incontrare proprio Bonaccini insieme al segretario del Pd dell’Emilia Romagna. Per lo stesso motivo la tappa successiva è stata un’altra «zona rossa», Pesaro, dove c’era con lui il sindaco Matteo Ricci, che, come Bonaccini è un ex bersaniano. Sono segnali inequivocabili per dimostrare che il Pd esiste e risponde al suo segretario.