Fact checking

E alla fine il governo ha davvero depenalizzato lo stalking

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Il 2 ottobre il Tribunale di Torino ha dichiarato il non luogo a procedere in un procedimento per atti persecutori (art. 612bis) ai danni di una ragazza di 24 anni del quale era accusato un 39enne. Il gup Rosanna La Rosa ha infatti ritenuto “congrua” l’offerta di risarcimento presentata dall’imputato e ha dichiarato “estinto il reato per condotte riparatorie”. L’uomo infatti aveva offerto un risarcimento pari a 1.500 euro e in base alla legge 103/2017 che introduce l’estinzione del reato per condotte riparatorie entrata in vigore il 4 agosto il giudice ha ritenuto che la cifra fosse sufficiente.

Lo stalker graziato dalla legge sullo stalking

Il processo, con rito abbreviato, era iniziato il 22 giugno, il 25 settembre l’avvocato dell’uomo ha presentato l’offerta di risarcimento spiegando che era quanto poteva offrire l’imputato con il suo lavoro di operaio con contratti interinali. I fatti risalgono invece ad un periodo tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017. Nell’arco di due mesi lo stalker aveva seguito “ovunque si recasse” la vittima fin sotto la propria abitazione o quella del fidanzato. Gli episodi si sarebbero ripetuti per tre volte. Una condotta persecutoria prontamente denunciata dalla ragazza. Una volta fermato dai Carabinieri l’uomo ha ammesso le sue colpe e si è offerto di risarcire la ragazza.

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La notizia ha scatenato una ridda di polemiche. Per il Presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera Andrea Mazziotti Di Celso (Misto – ex Scelta Civica) pur essendo favorevole alla giustizia riparativa ha dichiarato che ci deve essere “una riparazione seria” e che 1.500 euro “sono una cifra ridicola” per due mesi di persecuzioni. La Presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (PD) ha detto che è stato: “Tradito lo spirito della legge, stiamo valutando in accordo tra Camera, Senato e Governo se togliere lo stalking dalla giustizia riparativa”. Ma se è da togliere allora forse non è stato tradito lo spirito della legge, è la legge che è sbagliata.
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Anche Matteo Orfini si è svegliato e parla di una legge “scritta male” (manca solo l’hashtag #grazieOrlando) e parla della necessità di correggerla. Eppure in tanti avevano avvertito il PD e il Ministro Orlando riguardo le criticità e i buchi dell’articolo 162ter. Gli unici che non se ne erano accorti erano i parlamentari del Partito Democratico.

Quando il PD diceva che l’allarme sulla depenalizzazione dello stalking era una fake news

Proprio la Ferranti a giugno difendeva la legge dalle critiche mosse da Cgil, Cisl e Uil. I sindacati avevano definito “inaccettabile” la decisione di non escludere lo stalking dai reati previsti dall’articolo 162 della legge di riforma del processo penale. Cgil, Cisl e Uil avevano chiesto al governo di escludere il reato di stalking dall’articolo 162ter  chiedendo inoltre che non venisse reso monetizzabile. All’epoca la deputata Ferranti aveva parlato di “terrorismo psicologico” sostenendo che quelle dei sindacati fossero “dichiarazioni irresponsabili e prive di fondamento”. Per la deputata PD Vanna Iori invece si trattava di fake news: «la notizia che circola in queste ore sulla Rete è una fake news: l’importanza del reato di stalking e la necessità che le donne denuncino sono principi imprescindibili»
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Il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore aveva rassicurato tutti spiegando che «la riforma del processo penale che prevede la possibilità che il giudice estingua il reato nel caso di riparazione del danno si applica solamente ai reati procedibili a querela remissibile.Certamente non per lo stalking che si realizza attraverso minacce gravi e reiterate, casi per i quali la legge sul femminicidio nel 2013 ha espressamente sancito l’irrevocabilità della querela». Al solito il Partito Democratico aveva fatto una delle sue card per meglio veicolare l’informazione corretta.

È successo quello che aveva previsto Giulia Bongiorno

Questo nonostante anche Eugenio Albamonte –  presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati – avesse detto che sullo stalking la fretta di portare a termine la riforma ha portato il governo a commettere un grave errore. Contro la norma inserita del DDL si era schierata anche l’avvocatessa ed ex deputata Giulia Bongiorno. La Bongiorno -che ha partecipato alla stesura della legge sullo stalking nel 2009 e che è impegnata nella difesa delle donne vittime di molestie – spiega che nei casi in cui le querele sono revocabili lo stalker potrebbe restare impunito.
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Non tutte le querele sono irrevocabili ma solo quelle “dove ci siano gravi e reiterate minacce“. In numerosi casi però lo stalking non si configura con minacce reiterate. Nel caso ci sia una sola minaccia grave ad esempio la querela sarebbe revocabile e ricadrebbe nei casi di depenalizzazione previsti dall’articolo 162ter. La Bongiorno aveva fatto notare che il 60-70% di casi di stalking riguarda le molestie mentre solo una minima parte è rappresentato dalle minacce gravi. Secondo l’avvocatessa la sanzione riparatoria si sarebbe potuta applicare alla maggior parte dei casi. Ma soprattutto avrebbe costituito un deterrente per le donne che così non denunceranno più le molestie subite.