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Dove sono andati i voti della Lega

Nonostante i proclami di Salvini la Lega è uscita con le ossa rotte dalle elezioni regionali. A chi sono andati i suoi voti, soprattutto in Toscana?

Nonostante i proclami di Salvini la Lega è uscita con le ossa rotte dalle elezioni regionali. In Toscana ad esempio pur rimanendo la seconda lista ha perso, rispetto alle ultime Europee, molti punti. Non è andata meglio in Campania dove ha perso quasi un quarto dei voti delle Europee passando al 19,2% al 5,6%. In Puglia la situazione è simile e anche in Veneto la Lega passa dal 49,9% al 16,9%, anche se a favore di Zaia. Il Sole riporta l’analisi di SWG e Istituto Cattaneo che spiega dove sono finiti i voti:

La Lega, pur uscendo dalla competizione elettorale come seconda lista, dietro al Pd, ha perso molti voti rispetto alle elezioni precedenti, le Europee 2019. In Toscana si è vista strappare un terzo dei consensi. Che in questa regione si sono indirizzati per il 15% verso l’astensione e per l’11% verso altre liste di centrodestra. Verosimilmente l’opzione più diffusa è stata quella di Fdi. Qui infatti il partito di Giorgia Meloni è passato in un anno dal 4,9% al 13,5% e, secondo lo studio di Swg, oltre la metà dei voti (il 56%) sono arrivati da altre liste di centrodestra, quindi Lega e Forza Italia

dove sono andati i voti del m5s e della lega

L’altro grande perdente delle regionali 2020 è senza dubbio il Movimento Cinque stelle. Un dato per tutti rende l’idea della debacle: in Puglia, da sempre regione di punta del Movimento solo il 29% degli elettori pentastellati delle Europee 2019 hanno confermato il voto per il partito di Crimi e Di Maio. Metà dell’elettorato 2019 (il 47% per l’esattezza) non è andato a votare; il 17% ha votato liste di centrosinistra e il 6% liste di centrodestra

Ma anche nel M5S non se la passano bene. Il Movimento 5 Stelle perde anche in Campania, dove si passa dal 33,9% delle Europee 2019 al 10% delle regionali 2020. Nella regione di Luigi Di Maio i voti si indirizzano verso il centrosinistra e verso l’astensione, rispettivamente nella misura del 33% e del 42 per cento.

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