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Domenico Messinese: il sindaco di Gela fa ricorso contro l'espulsione dal M5S

domenico messinese

Il sindaco ex cinquestelle di Gela, Domenico Messinese, entro i 10 giorni dalla sua espulsione dal Movimento, tempo che gli è stato concesso per un eventuale istanza, presenterà ricorso contro quella che definisce una decisione “infondata e dalle motivazioni surrettizie”. Messinese cambia quindi idea rispetto a quanto comunicato il 31 dicembre, quando aveva scritto su Facebook: «Non mi appellerò a nessun organo di secondo grado interno solo perché a noi pentastellati o ex pentastellati non è permesso». I vertici nazionali del M5S lo accusano di aver violato gli obblighi sottoscritti con l’accettazione della candidatura (omessa riduzione delle indennità di carica) e di una politica ambientale incapace di contrastare il protocollo d’intesa firmato dalla precedente giunta con l’Eni sulla riconversione del petrolchimico in “Green Refinery” e la ripresa delle trivellazioni.

Domenico Messinese: il sindaco di Gela fa ricorso contro l’espulsione dal M5S

“La verità è che sono stato punito per avere buttato fuori dalla giunta, per scarso rendimento, tre assessori vicini all’ex presidente del gruppo parlamentare del M5s all’Assemblea siciliana, Giancarlo Cancelleri”, osserva Messinese. E aggiunge: “Dentro al movimento esistono fiumi di appartenenze differenti, che fanno riferimento a uomini dei vertici ai vari livelli e non a posizioni politiche”. “Non mi hanno concesso – spiega – nemmeno la possibilità di passare attraverso il consueto giudizio della consultazione online degli iscritti”. Messinese ha detto che spedirà il suo ricorso “all’indirizzo di posta elettronica a firma di un anonimo staff di Beppe Grillo da cui mi è stata notificata l’avvenuta espulsione: listacivica@posta.beppegrillo.it”. Respinge quella che definisce la “vergognosa e infamante gogna mediatica, frutto di un giudizio sommario eseguito con il solito cliché nelle varie espulsioni a livello nazionale”, e denuncia l’istigazione di alcuni militanti del M5s contro sindaco, assessori e sedi istituzionali.  Messinese alla fine dell’anno in un lungo post su Facebook aveva risposto alle accuse che il M5S Sicilia gli faceva nel post su Facebook che comunicava l’espulsione:

Prendo atto di una decisione espressa da una Corte Marziale di bit, ma non condivido.
Non mi appellerò a nessun organo di secondo grado interno solo perché a noi pentastellati o ex pentastellati non è permesso, ma le motivazioni di quella che è solo l’ennesima esecuzione di piazza sono degne di un’altra Storia della Colonna Infame ispirata ai giorni nostri. Addurre dall’alto per un sindaco di un grosso centro la decurtazione dell’indennità di carica, non inserita nel programma elettorale, ha la stessa coerenza di una regola francescana teorizzata da Rockefeller.
Mentre sul protocollo d’intesa con Eni, qualcuno informi i miei giudici politici che il mio predecessore, vero firmatario del documento, ha forse dubbi sulla sua identità nel Pd ma non è di certo iscritto al M5S. Con questo esprimo il mio rammarico per imputazioni strumentali sulle quali (non solo io) conservo la mia idea ma non la diffondo per rispetto.
Alla gara rancorosa degli attacchi mediatici di alcuni portavoce estremisti in cerca di popolarità infatti oppongo il silenzio a favore di tutti gli altri amici, la gran parte, del Movimento: dalle figure istituzionali che in queste ore mi sono state vicino, esprimendo un malessere che, mi hanno promesso, verrà presto affrontato e risolto definitivamente, agli attivisti di frontiera dei quali continuerò ad onorare la fiducia che mi hanno tributato, con la presenza anche in Giunta. Con l’auspicio che anche loro non vengano raggiunti da un’espulsione che prenda spunto dal loro indice Ise o dall’alimentazione delle loro caldaie.
Infine voglio rassicurare gli improvvisati bookmakers sulla mia identità partitica: non permetterò a nessuno di mettere il cappello sull’attività amministrativa che sto conducendo in nome di una città che, ahimè, riesce a ritagliarsi più spazio per le beghe di partito rispetto ai drammi che vive da anni. Una terra sedotta e abbandonata dall’industrializzazione. La politica è al nostro capezzale mentre aspettiamo le bonifiche da generazioni che nel frattempo sono state stuprate da malformazioni e cancro. Eppure neanche le strutture sanitarie sono all’altezza di questa emergenza ultradecennale. E i famigerati viaggi della speranza non possono beneficiare neanche di infrastrutture viarie, cristallizzate a progetti da Risorgimento. L’economia subisce poi un effetto domino al massacro. Proprio oggi, per citare l’ultimo episodio in ordine di tempo, siamo in forte apprensione non per la mia espulsione, quanto per il destino di migliaia di lavoratori ai quali in queste ore scadono gli ammortizzatori sociali. Se il Governo finalmente farà la sua parte, come sollecitato costantemente da noi, non esiterò a dire ‘grazie’ con l’onestà intellettuale che continuo a custodire gelosamente nel mio bagaglio umano, prima che politico.

Gli assessori grillini di Gela

Il sindaco di Gela aveva anche condiviso questa foto in cui Nuccio Di Paola, assessore poi dimissionato dallo stesso Messinese, difendeva la scelta di non tagliarsi lo stipendio da parte di giunta e sindaco, sollevato come punto per l’espulsione del sindaco dal M5S Sicilia. Messinese aveva anche pubblicato un video in cui Simone Morgana, consigliere M5S poi passato all’opposizione, difendeva l’accordo tra ENI e il Comune di Gela.
domenico messinese nuccio di paola
A stretto giro di posta era arrivata la replica di Danilo Toninelli, deputato M5S intervistato dal TG3: «Domenico Messinese non ha capito cosa è il M5s che è una forza politica in cui conta il ‘che cosa’ e non il ‘chi’. Il ‘che cosa’ sono le regole e il programma elettorale e lui ha violato regole e programma”. Le espulsioni non sono un danno di immagine? “Da noi – risponde Toninelli nel video dell’intervista pubblicato sulla pagina Fb – vince il programma: a Gela non ha vinto Messinese ha vinto il Movimento. Se – conclude – tu rompi il patto con gli elettori, il M5s va vanti ma tu ti devi fermare”.