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Dirigenti illegittimi dell'Agenzia delle Entrate, la soluzione del governo

equitalia cartelle esattoriali

Potrebbe arrivare a stretto giro la soluzione, almeno transitoria, al caso dei dirigenti delle Agenzie fiscali dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale. Nei primi giorni della prossima settimana il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il suo staff incontreranno al Mef i vertici delle Agenzie interessate, a partire dal direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, per fare il punto della situazione e cercare di sciogliere il nodo dei dirigenti rimasti senza incarico ed improvvisamente “declassati” a normali funzionari. Solo alle Entrate se ne contano 800, un numero enorme, che potrebbe mettere a rischio la normale operatività dell’amministrazione in una fase estremamente delicata e di trasformazione per il fisco italiano, basti pensare all’avvio del 730 precompilato, alla voluntary disclosure e all’attuazione della delega fiscale.
 
767 DIRIGENTI ILLEGITTIMI, LA SOLUZIONE DEL GOVERNO
L’ipotesi di partenza, nata di fronte all’emergenza scatenata come un fulmine a ciel sereno dalla sentenza della Consulta, di far ricorso ad un decreto o eventualmente ad un emendamento ad un provvedimento in corso di esame parlamentare sembra al momento accantonata. Per risolvere la situazione non sarebbe infatti strettamente necessaria una norma di legge. L’idea di fondo sarebbe anzi quella di trovare una soluzione ponte che permetta comunque alle Agenzie di portare avanti le loro normali funzioni, per poi arrivare al più presto (anche se i tempi non possono materialmente essere immediati) ad un concorso, inevitabilmente aperto a tutti. La “decadenza” dei dirigenti illegittimi ha portato alla sovrapposizione di più competenze e mansioni su quelli rimasti in carica. Ma già oggi la legge permette ai manager pubblici salvati dalla sentenza di delegare responsabilità ad altri funzionari e quindi proprio agli ormai ex dirigenti tirati in ballo dalla Corte. La validità degli atti, cartelle esattoriali comprese, è comunque assolutamente garantita dalla continuità degli uffici. La stessa Corte costituzionale, così come la giurisprudenza basata sulle sentenze della Corte Suprema di Cassazione, ha spiegato Padoan, giudicano infatti “sufficiente, ai fini del riconoscimento della validità dell’atto tributario, la provenienza dell’atto dall’ufficio in quanto idoneo ad esprimere all’esterno la volontà”.