La macchina del funky

Il difficile rapporto di Paola Muraro con la realtà

paola muraro indagata

«È complicato», si dice su Facebook ed è vero, a volte i rapporti lo sono. Ad esempio il rapporto tra Paola Muraro e la realtà dei fatti è davvero complicato, e lo si può evincere facilmente non solo da quella volta che l’assessora all’ambiente ci raccontò un sacco di fregnacce sul presunto golpe dei rifiuti a Roma (c’è ancora chi ride per la sua enorme capacità di fare i conti); ma

Dovrà rispondere anche agli attacchi dell’ex direttore generale Daniele Fortini, che sempre in commissione Ecomafie, l’ha tirata più volte in ballo. Come risponderà?
«Chiarirò i fatti comunicati in audizione dal grande affabulatore Fortini. Se me lo fanno fare, però. Questo attacco non ha precedenti nella storia. Nel momento in cui avevamo iniziato a riorganizzare Ama hanno fatto scappare l’amministratore unico Alessandro Solidoro».
Nessuno, però, le impedirà di spiegare in commissione quello che secondo lei sta accadendo nella municipalizzata dell’Ambiente.
«Parlerò domani (questo pomeriggio, ndr) perché c’è un sistema marcio da cambiare. L’altra settimana abbiamo iniziato a lavorare alla ristrutturazione dell’azienda. Ma non sono riuscita a ufficializzarla perché subito è arrivato l’attacco. Solidoro è andato via e il direttore generale Stefano Bina va aiutato, va difeso. Viene da un’altra realtà, diversa da quella romana».

Ora, che la Muraro riesca a dire che “hanno fatto scappare” Solidoro è un esempio di come le parole possano manipolare la realtà senza soluzione di continuità: chi ha fatto scappare Solidoro? I topi? L’Uomo Nero? L’Occhio di Sauron che l’ha puntato da via Calderòn de La Barca (d’altronde quest’ultimo diceva che la vita è sogno…)? Dovrebbe essere invece chiaro a tutti che Solidoro se n’è andato perché, con le dimissioni di Minenna, veniva meno il suo rapporto fiduciario con l’amministrazione. Non si fidava più dell’assessorato e della sindaca, e per questo alla Muraro dovrebbero come minimo fischiare le orecchie. Secondo quanto motivato da Solidoro ufficialmente, è la presenza della Muraro con l’assenza di Minenna ad aver fatto scappare l’amministratore unico. Ma l’intervista non finisce mica qui. Perché poi la Muraro comincia a ripetere le stesse minchiate sui poteri forti della sindaca, senza tuttavia nominarne nemmeno uno:

Ma chi è che, secondo lei, rema contro in Ama? I dirigenti ereditati dalle precedenti gestioni?
«Il problema è all’interno dell’azienda. L’ordine di servizio che avrebbe dovuto rimettere tutto in ordine è saltato perché lo ha deciso la vecchia politica. Destra e sinistra hanno fatto fronte comune contro il cambiamento. Cercano di fermarmi, di farmi desistere. Ma vado avanti. Fosse la sola cosa che farò, Ama deve cambiare per il bene dei romani».
Ma può cambiare con un assessore sotto indagine? La sindaca cosa ne pensa?
«Siamo allineati, con tutta la giunta. In primis Virginia Raggi. Poi basta ascoltare Luigi Di Maio. Lo ha già detto: ora iniziano i problemi e vengono dai poteri forti. Comunque, lo ripeto, non ho ricevuto nulla dalla procura».

alessandro solidoro AMA
Alessandro Solidoro, ex AMA

E qui magari bisognerebbe portare qualche elemento a supporto della tesi della Muraro.  La Stampa invece scrive che proprio lei si è scontrata pesantemente con Marcello Minenna sul piano di ristrutturazione dell’azienda, che l’assessora ha scritto. Non solo: sempre la Muraro ha fatto rimuovere Pietro Zotti, direttore industriale da cui dipendono anche i due impianti di trattamento biomeccanico dei rifiuti di Ama, Leopoldo D’Amico, già fatto fuori da Panzironi, il presidente dell’era Alemanno, e tornato, nella gestione Fortini, come capo del progetto degli Ecodistretti.  E soprattutto Saverio Lopes, 41 anni, proveniente da Acea e poi Atac, direttore delle risorse umane. E qui la storia incrocia direttamente interessi elettorali. Racconta Jacopo Iacoboni:

Lopes è giovane, capace. Ma ha tanti nemici. Facendo fuori Lopes, Muraro fa cosa gradita alle Usb e ad Alessandro Bonfigli, il potente capo della Cisl in Ama e amico di Marcello De Vito, una comune simpatia ideologica (a destra). Lopes è particolarmente inviso perché la sua battaglia cardine è stata contro l’assenteismo e il consociativismo nella gestione aziendale; Lopes denunciò brogli nell’accaparramento delle deleghe sindacali, e favorì il licenziamenti dei 41 di Parentopoli. Favorì, anche, una scissione sindacale che portò via 500 tessere dalla Cisl di Ama (tessere che valgono 120mila euro all’anno). Bonfigli, che chiede e ottiene la testa di Lopes, era stato estromesso dalla Cisl nel maggio 2016; ma a giugno vince la Raggi, e contemporaneamente lui torna in sella in come capo Cisl in Ama.

E non finisce mica qui. Solidoro, allora presidente, e Minenna, sono contrari a rimuovere Lopes (addirittura pensavano di nominarlo dg); la Muraro insiste; alla fine Solidoro strappa l’ordine di servizio e molla.

Tutto da rifare? No. Muraro riconvoca tutti i dirigenti Ama il 2 settembre – agendo come fosse l’amministratore dell’azienda, non l’assessore – e comunica che in Ama ci sarà anche Giancarlo Ceci, responsabile della programmazione del M5S, a darle una mano. Un’occupazione stile prima repubblica. Infine, Muraro chiama Giuseppe Rubrichi, 66 anni, oggi dirigente per la sicurezza sui luoghi di lavoro, e gli offre il posto di Lopes. Rubrichi nel 2000 finì nell’inchiesta per l’inceneritore di Colleferro, dove bruciavano rifiuti che non dovevano essere bruciati. Non tirò in ballo nessun altro, allora. Una sua nomina potrebbe far rientrare di fatto in gioco, a dirigere gli impianti, quell’Alessandro Muzi, in buoni rapporti con Manlio Cerroni, il «re delle discariche» romane, che nella prima uscita pubblica della Raggi con Muraro, a Rocca Cencia, si fece fotografare accanto a sindaco e assessora esibendo potenza e copertura politica. È un grosso boccone, Ama. Chi controlla Ama ha in mano mezza Roma.

Insomma, la storia di Solidoro è andata così. È il momento che la Muraro recuperi il suo difficile rapporto con la realtà e ne prenda atto.

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