Politica

Quelli che dicono addio al Partito Democratico

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Due consiglieri regionali in Lombardia, 103 tra amministratori e militanti in Puglia, 42 tra iscritti e rappresentanti locali in Liguria, 9 tra consiglieri comunali e iscritti a Firenze, uno a Modena e ben 300 in Calabria: il Partito Democratico soffre un’emorragia di iscritti “di peso” che nelle ultime settimane hanno annunciato il ciaone al PD per andarsene in massima parte dentro Articolo Uno – MDP, il movimento di Bersani. Ma non solo, racconta oggi il Corriere della Sera che dedica un’infografica al fenomeno: a Lerici, in provincia di La Spezia, hanno semplicemente abbandonato il partito e anche la corrente di Andrea Orlando che li invitava alla battaglia interna.

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Gli addii al Partito Democratico dopo le amministrative (Corriere della Sera, 2 luglio 2017)

In Puglia invece alla fine sono stati 103, tra cui l’ex segretario provinciale Salvatore Piconese e una lunga lista di sindaci ed ex sindaci della zona. A Bagno a Ripoli, cintura fiorentina (alle ultime primarie un plebiscito per il segretario, superato l’82%), venerdì in 9, tra cui due consiglieri e il presidente dell’assemblea comunale, hanno restituito la tessera perché «il partito è ormai al servizio del leader, non il leader al servizio del partito». E nella diaspora si vedono anche i big:

Martedì al Consiglio regionale della Lombardia è stata annunciata l’uscita dal gruppo Pd di Massimo D’Avolio e Onorio Rosati, che è diventato coordinatore per Milano di Mdp. E mentre in Campania sarebbe in atto un corteggiamento serrato dell’«altra sinistra» all’eterno Antonio Bassolino, in Abruzzo si aspettano le mosse future del potente assessore regionale Donato Di Matteo. Insofferenza non solo di vecchi militanti, ma anche delle nuove generazioni.
A Reggio Calabria l’ex segretario provinciale e 300 iscritti dei Giovani democratici hanno salutato il Pd e aderito a Mdp. «È stata trasformata una comunità politica in un popolo di tifosi — ha spiegato Alex Tripodi —. Abbiamo cercato fino all’ultimo di rimanere nel partito per il quale abbiamo speso una parte della nostra vita. Non accettiamo la mutazione genetica per la quale il Pd si èinesorabilmente e drammaticamente trasformato in un partito a vocazione personale, in cui a predominare è l’idea del capo».

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