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Il calcio sul piede di guerra per il Decreto Dignità

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Nel Decreto Dignità di Luigi Di Maio la cui approvazione è stata rinviata all’inizio della prossima settimana c’è anche un provvedimento che vieta la pubblicità dei giochi d’azzardo e delle agenzie di scommesse. Precisamente,  il Titolo 3 della bozza del «decreto dignità», sotto il titolo «Contrasto alla ludopatia» contiene una serie di disposizioni che, in linea con una battaglia «da sempre» del Movimento 5 Stelle, come ha ribadito ieri Beppe Grillo, si propone una lotta senza quartiere al «gioco d’azzardo». Per questo l’articolo 8 della bozza introduce il divieto di«qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro comunque effettuata e su qualunque mezzo». La violazione comporta una sanzione pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e mai inferiore, «per ogni violazione, a 50 mila euro». Il problema però è che il betting in generale rappresenta un introito pubblicitario importante per le società di calcio e per le televisioni: i 2% del totale degli introiti dagli sponsor del calcio professionistico viene proprio da questo tipo di sponsorizzazioni per un totale di 200 milioni, mentre le tv hanno introiti per 70 milioni di euro.

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Le sponsorizzazioni nel calcio italiano (Report Calcio 2018 FIGC)

Questo significa che il venir meno delle sponsorizzazioni taglierebbe le risorse a disposizione degli acquirenti dei diritti di trasmissione delle partite in un mercato già ristretto.  Non solo: il taglio arriverebbe dopo che i diritti sono stati assegnati di recente, col rischio che le emittenti si rifacciano dei mancati introiti sulle stesse società. Col divieto di pubblicità calerebbero anche le entrate Iva (circa 200 milioni l’anno), con la necessità di trovare una copertura. Per questo le società di calcio e le televisioni sono sul piede di guerra.

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