Economia

Così i migranti salvano l'Europa

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Maurizio Ricci su Repubblica illustra oggi le previsioni per l’Europa dell’agenzia Bloomberg, secondo cui il Vecchio Continente avrebbe bisogno di quarantadue milioni di nuovi europei entro il 2020, e di 250 milioni in più di cittadini entro il 2060. I 42 milioni di persone servono per tenere in equilibrio il sistema pensionistico del continente: oggi in Europa in media ci sono quattro persone in età di lavoro per ogni pensionato, nel 2050 ce ne saranno due. In Germania ci sono 24 milioni di pensionati contro 41 milioni di adulti, in Spagna 15 milioni di over 65 sono a carico di 24,4 milioni di lavoratori mentre in Italia 38 milioni sono in età da lavoro e 20 milioni aspettano l’assegno dell’INPS. Al netto del complottismo su fantomatici rapporti ONU.

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Il rapporto tra over 65 e under 65 in Europa nel 2013 e quello previsto per il 2060 (La Repubblica, 8 settembre 2015)

COSÌ I MIGRANTI SALVANO L’EUROPA
Oggi la percentuale di italiani al lavoro è pari al 67% della popolazione, gli stranieri al lavoro sono il 72%. Ecco perché, spiega Ricci, a dispetto di quello che dicono alcuni politici l’immigrazione conviene. Chi arriva e paga le tasse dà un contributo decisivo all’economia del paese, che sarà ancora più decisivo negli anni a venire. In Italia, senza il contributo degli stranieri, nel 2015 il governo sarebbe a caccia di 7 miliardi per le coperture della legge di stabilità: mezzo punto di PIL da cacciare con nuove tasse o tagli di spesa equivalenti. E la storia dei posti di lavoro rubati agli italiani? Anche qui la polemica è campata in aria:

Secondo l’Ocse – l’organizzazione che raccoglie i paesi ricchi del mondo- circa il 15 per cento dei posti di lavoro nei settori ad alto sviluppo è stato occupato da un immigrato. In altre parole, dove la concorrenza per il posto è forte, c’è un immigrato ogni 6-7 lavoratori. Nei settori in declino, invece, incontrare un immigrato è quasi due volte più facile: oltre un addetto su quattro non è nato in Italia. Detto più semplicemente, gli immigrati tendono ad occupare i posti di lavoro che chi è nato in Occidente preferisce abbandonare. Su quei lavori,pagano le tasse. Senza gli immigrati, il governo Renzi sarebbe, in questo momento, disperatamente alla caccia di quasi 7 miliardi di euro per tappare i buchi della legge di Stabilità.
Gli stranieri hanno pagato, infatti, circa 6,8 miliardi di euro di Irpef nel 2014, su redditi dichiarati per oltre 45 miliardi di euro l’anno. La Fondazione Leone Moressa ha calcolato che il rapporto costi-benefici dell’immigrazione è, per l’Italia, largamente positivo: le tasse pagate dagli stranieri( fra fisco e contributi previdenziali) superano i benefici che ricevono dal welfare nazionale per quasi 4 miliardi di euro. Più o meno, è quanto dicono i dati degli altri paesi europei. L’immigrazione deve essere inserita nella colonna dei più: in media, l’apporto netto all’economia, da parte di chi è giunto in Europa in questi anni, vale, secondo i calcoli dell’Ocse, lo 0,3 per cento del Pil, il prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza creata in un anno nel paese. Se si tolgono le pensioni pagate agli stranieri residenti, l’apporto positivo supera lo 0,5 per cento del Pil.

Anche la presunta invasione, cavallo di battaglia di destre e bestie, è soltanto un’invenzione o il frutto di un’allucinazione collettiva innescata dalla propaganda politica:

In tutto,gli immigrati oggi presenti in Europa sono pari al 7 per cento della popolazione. Gli arrivi incidono positivamente sull’economia, ma per non più di qualche decimale. Il fisco ci guadagna: uno straniero in Lombardia dichiara più di un italiano in Calabria. Ma l’Irpef complessiva degli immigrati non arriva al 5 per cento del totale delle relative entrate. Anche le spese, nonostante le polemiche, sono ridotte. In media, nei paesi ricchi dell’Ocse, gli immigrati assorbono il 2 per cento dei fondi per l’assistenza sociale, l’1,3 per cento dei sussidi di disoccupazione, lo 0,8 per cento delle pensioni.
L’Italia è in linea. Anzi sulle pensioni (pochi gli immigrati che, nel nostro paese, ci sono arrivati) la spesa per gli stranieri è dello 0,2 percento. Piano a dire, dunque, che la Merkel è stata accecata dalla generosità. Gli 800 mila rifugiati che è pronta ad accogliere sono meno del milione di polacchi che ha assorbito l’Inghilterra di Blair e non creeranno, probabilmente,più sconquassi.

La proposta di ripartizione dei migranti in UE (Corriere della Sera, 8 settembre 2015)
La proposta di ripartizione dei migranti in UE (Corriere della Sera, 8 settembre 2015)

LE QUOTE EUROPEE DI PROFUGHI

Nel frattempo la Commissione europea ha reso noto che chiederà a Germania, Francia e Spagna di accogliere più di 70mila rifugiati (oltre il 60%) nei prossimi due anni e cosi’ alleviare la pressione dei Paesi in prima linea come Italia, Grecia e Ungheria. Francia e Germania si prenderanno insieme quasi la metà dei 120mila rifugiati che saranno ricollocati in base al piano: la Germania ne accogliera’ 31.443, 24.031 la Francia, la Spagna si fara’ carico di 14.931 persone, davanti alla Polonia, dove andranno -se il piano sarà accettato dagli Stati- 9.287 persone. La Gran Bretagna finora respinge le quote obbligatorie, ma si appresta ad approvare l’accoglienza per altri 15.000 profughi provenienti dai campi Onu. Nel piano c’e’ anche un passaggio per velocizzare le procedure di rimpatrio: secondo una fonte Ue, la Commissione prevede di inserire la Turchia e tutti i Paesi balcanici non europei nella lista delle nazioni “sicure”. Intanto non si ferma il flusso. A Vienna nella notte sono stati accolti da eroi i volontari partiti domenica con le loro auto per aiutare i profughi in marcia dall’Ungheria verso un “territorio sicuro”. Un nuovo gruppo di 400 siriani si e’ di nuovo messo in marcia, dall’Ungheria verso l’Austria. A Monaco, in Baviera, oggi ne sono attesi altri 10mila. Il cancelliere, Angela Merkel (la cui coalizione ha deciso di mobilitare 6 miliardi aggiuntivi nel bilancio 2016) si e’ detta “orgogliosa” di come i cittadini tedeschi e il Paese hanno reagito al massiccio afflusso di rifugiati, ma ha chiesto una “solidarieta’” europea. Anche la responsabile della diplomazia Ue, Federica Mogherini, ricordando “l’urgenza ad agire”, si è augurata che “i governi europei si mostrino all’altezza dell’essere europei”. E mentre, il presidente francese, Francois Hollande, ha proposto una conferenza sui profughi, da tenersi a Parigi prima della fine di settembre, si profila un rinnovato impegno in Siria. Lo stesso Hollande ha annunciato da domani voli di ricognizione sul Paese e potrebbe presto ci potrebbe essere una partecipazione francese ai bombardamenti della coalizione anti-Isis. Stesso annuncio dovrebbe arrivare nel pomeriggio dal premier britannico, David Cameron.