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Cosa può decidere oggi la Consulta sull'Italicum

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Oggi la Consulta si esprimerà sull’Italicum e dal momento dopo la sentenza sulla legge elettorale i partiti politici non avranno più scuse e dovranno trovare un modo per accordarsi sulle regole del gioco delle prossime elezioni politiche. Di conseguenza non solo si parlerà di come si andrà a votare ma anche quando gli italiani saranno chiamati alle urne. Sul piatto ci sono quattro aspetti centrali dell’Italicum, la legge elettorale varata dal Governo Renzi in sostituzione del Porcellum bocciato dalla Consulta nel 2014: il ballottaggio, il premio di maggioranza, le pluricandidature e i capilista bloccati.

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Su cosa deciderà la Consulta [Fonte: Sole 24 Ore del 24/01/2017]

Ballottaggio e pluricandidature a rischio bocciatura

Secondo il relatore Marco Zanon, che ieri ha chiesto alla Corte di dichiarare illegittima la legge elettorale, l’Italicum è incostituzionale perché non è prevista una soglia minima per il  ballottaggio alla Camera (la legge al momento è valida solo per la Camera dei Deputati e non per il Senato la cui elezione diretta avrebbe dovuto essere abolita dalla Riforma Renzi-Boschi). Attualmente l’Italicum prevede che si vada al secondo turno nel caso nessuno dei partiti raggiunga la soglia del 40% è possibile che un partito vinca le elezioni, conquistando la maggioranza, avendo ad esempio ottenuto una percentuale di consensi relativamente bassa, anche inferiore al 25% perché il premio di maggioranza prevista per il partito che ottiene il 40% delle preferenze al primo turno verrebbe assegnato a quello vincitore del ballottaggio. Dal momento che già nel 2014, quando la Consulta aveva bocciato il Porcellum, aveva stabilito che  Un altro punto contestato è invece la possibilità per i candidati a presentarsi in più collegi elettorali (fino ad un massimo di 10) e successivamente scegliere quello in cui essere eletti. Non secondaria è la questione del premio di maggioranza al primo turno per la lista che supera il 40% dei voti e che può così ottenere 340 dei 618 deputati ma a quanto pare l’orientamento della Corte sembra essere quello di non considerare incostituzionale il premio di maggioranza che, a differenza di quello previsto dal Porcellum, non violerebbe l’equilibrio tra voti espressi e seggi attribuiti. Il premio di maggioranza dovrebbe quindi rimanere così com’è (contrariamente da quanto sostenuto da alcuni tribunali che hanno fatto ricorso contro l’Italicum). Su come la Corte si pronuncerà ci sono, al solito, poche indiscrezioni ma tutte danno per certo che la Consulta possa bocciare il sistema a doppio turno ed eventualmente cassare anche il sistema delle doppie preferenze. A conti fatti e se le cose andassero davvero così la legge elettorale per la Camera sarebbe un proporzionale (con premio di maggioranza) che potrebbe essere in linea con la legge elettorale per il Senato (si tratta in quel caso di un proporzionale con una preferenza e soglia di sbarramento fissata all’8% per i singoli partiti e al 3% per le coalizioni). A questo punto, sempre in via ipotetica, con quel che resta dell’Italicum (ed alcune modifiche minori da parte del Parlamento) sarebbe in ogni caso possibile andare al voto in autunno. Altrimenti se l’intervento della Consulta andrà più in profondità i tempi si allungheranno. Inoltre c’è anche la possibilità che la Consulta rigetti totalmente l’Italicum “per irragionevolezza della legge” perché – spiega Felice Besostri, avvocato coordinatore dei ricorsi – è una legge che si occupa di una sola delle due Camere. Oppure, secondo quanto sostiene sul Corriere della Sera l’ex presidente della Consulta Annibale Marini (che è stato giudice costituzionale dal 1997 al 2006) la Consulta potrebbe addirittura rigettare i ricorsi contro l’Italicum sposando la tesi dell’Avvocatura dello Stato che «punta all’inammissibilità della questione di costituzionalità perché la legge elettorale non è mai stata utilizzata».
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MoVimento 5 Stelle e Lega Nord vogliono andare al voto subito, Forza Italia cerca una sponda nella maggioranza

Una cosa però è certa: non appena sarà emessa la sentenza i partiti andranno allo scontro sulla data delle elezioni. C’è chi come Beppe Grillo spera che la Consulta restituisca una legge “pronta all’uso” che consenta di andare alle elezioni il prima possibile in modo da evitare che PD e Forza Italia tentino di arrivare a fine legislatura per ottenere la pensione: «la Consulta si esprimerà e avremo una nuova legge elettorale pronta per l’uso. Una legge finalmente costituzionale perché passata attraverso il filtro di legalità della Consulta: il Legalicum. Pd, Forza Italia e compagnia vogliono rinviare il voto, giungere a fine legislatura». Certo è che i Cinque Stelle difficilmente si siederanno al tavolo delle trattative, del resto ultimamente i pentastellati hanno dimostrato di apprezzare molto anche l’Italicum, tanto da volerne uno anche al Senato.

Anche Matteo Salvini non vuole perdere tempo e chiede che si vada subito al voto, addirittura già a maggio «Qualunque essa sia, serve una decisione che non perda altro tempo. Sarebbe inaccettabile una sentenza all’italiana, che decide ma non decide. La Corte deve dare agli elettori una legge con cui si possa votare già a maggio» eventualmente anche con il Mattarellum se la Consulta non dovesse restituire una legge immediatamente applicabile. Per Salvini problema è rappresentato però da Forza Italia: il possibile alleato della Lega (Berlusconi e il leader della Lega devono ancora capire se e come allearsi) spera che la Consulta restituisca una legge non immediatamente applicabile, magari senza toccare i capilista bloccati e limitandosi allo smantellamento del doppio turno. Se la sentenza della Consulta non risultasse “autoapplicativa” questo significherebbe per Berlusconi l’apertura di ampie trattative tra i partiti per varare una nuova legge elettorale. E vista l’indisponibilità di Cinque Stelle e Lega a sedersi al tavolo delle discussioni Forza Italia avrebbe buon gioco nel fare una legge con il Partito Democratico. Senza contare che su Silvio Berlusconi pesa ancora la sentenza di condanna che in base alla legge Severino gli ha negato l’agibilità politica. Il leader di Forza Italia ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo e ieri durante il programma radiofonico Un giorno da pecora il presidente della Corte Guido Raimondi non ha escluso che la sentenza su Berlusconi potrebbe arrivare entro il 2017. In base a questa eventualità (o al fatto che un pronunciamento possa arrivare entro la fine della legislatura) Forza Italia sarebbe più che mai intenzionata a non andare al voto prima di sapere se Berlusconi potrà essere candidabile o meno.  A complicare le cose nel centrodestra c’è la discussione sulla leadership: Salvini ha annunciato per l’8 e 9 aprile le primarie per decidere chi dovrà guidare il centrodestra alle prossime elezioni, Berlusconi non sembra intenzionato a mettere in discussione il suo ruolo di guida di una coalizione che però ad oggi non esiste.

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Come funziona il Mattarellum (Il Messaggero, 19 dicembre 2016)

Il PD è diviso tra la linea di Renzi e quella di chi vuole che il Parlamento lavori sulla legge elettorale

Nel Partito Democratico invece la questione è più complessa perché all’interno del partito ci sono due correnti: una che spera che dalla sentenza della Consulta emerga una legge che possa essere subito applicata per andare al voto il prima possibile, un’altra che invece ritiene che il Parlamento debba lavorare quantomeno per armonizzare la legge elettorale del Senato (il cosiddetto Consultellum che non prevede il premio di maggioranza) con quella della Camera e che richiederebbe un lavoro di mediazione più lungo e complesso con le altre forze politiche. Matteo Renzi è di quelli che spera di poter andare al voto il prima possibile e già qualche tempo fa ha fissato la “sua” data per le elezioni: 11 giugno. Chi sta con Renzi spera che la Consulta non bocci il premio di maggioranza che assegna il 55% dei seggi alla Camera alla lista che dovesse superare il 40% delle preferenze. Ma anche nel caso la Consulta bocci completamente l’Italicum dichiarandolo incostituzionale Renzi ha pronto un piano B: il Mattarellum (che però non necessariamente potrebbe garantire una situazione di governabilità migliore al Senato rispetto ad oggi). Il timore di quella parte del PD che non vuole andare subito al voto è che le pressioni di Renzi finiscano per danneggiare sia il partito che il Paese perché lascerebbe campo libero ai populismo e alle destre favorendo la vittoria di M5S o di Salvini. Su questa linea, oltre ai bersaniani e agli irriducibili anti-Renzi pare si stiano schierando anche i parlamentari che fanno capo al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.