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Perché il governo vuole uccidere i lupi

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Il 24 gennaio la Conferenza Stato-Regioni (con il voto contrario di Lazio e Puglia) ha dato il primo via libera al “Piano per la conservazione del lupo” proposto a febbraio dello scorso anno dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che prevede una serie di 22 misure per favorire la convivenza tra lupi ed esseri umani, in particolare per quanto riguarda la pastorizia e altre attività agricole. Tra tutte però la più contestata è l’ultima, la 22/a che prevede la possibilità di abbattere un numero di esemplari fino al 5% della popolazione totale di lupi in Italia.

Le statistiche sul numero di lupi in Italia (La Repubblica, 24 maggio 2016)

Il problema del Piano Lupo: nessuno sa quanti siano i lupi in Italia

La polemica sul piano di abbattimento controllato – che dovrebbe essere approvato entro il 2 febbraio – nasce principalmente dal fatto che dal 1971 il Canis Lupus è stato inserito nella lista delle specie “particolarmente protette” dal momento che era quasi completamente estinto nel nostro Paese. In questi quarantacinque anni molto è stato fatto – e molto è stato speso da parte di Governo e Regioni – per tutelare l’esistenza del lupo in Italia. Nonostante questo grande lavoro il lupo gode ancora di una pessima fama e soprattutto nelle regioni appenniniche, dove si concentra la maggioranza della popolazione di lupi italiani, da diverso tempo allevatori e agricoltori chiedono di intervenire per limitare il numero di lupi e denunciano aggressioni e attacchi al bestiame (mentre non sono state registrate aggressioni agli esseri umani). Alle associazioni animaliste ed alcuni politici invece il piano di abbattimento “controllato” sembra una contraddizione. Il punto è che i lupi non sono “troppi” ma che sono aumentate le situazioni di conflitto con gli esseri umani, per questo il Piano studiato dal Ministero prevede anche altre misure per la salvaguardia delle greggi e la tutela degli allevamenti: si va dai recinti elettrificati a procedure più rapide per i rimborsi agli allevatori e viene menzionata anche la lotta agli incroci tra cani e lupi. C’è da dire che molti esemplari (secondo il WWF almeno centinaio all’anno ma si tratta solo di stime) vengono già uccisi dai bracconieri. Calcolando anche le uccisioni accidentali causate dall’uomo (ad esempio i lupi vittime di incidenti stradali) gli esemplari uccisi in Italia ogni anno arrivano al 15-20% del totale. Cifre che vanno prese sulle pinze, soprattutto quelle riguardo il bracconaggio. Inoltre non si sa con certezza quanti siano i lupi che vivono sugli Appennini – si stima che possano essere tra i 1000 e i 2000 esemplari – Francesca Marucco, docente, ha presentato a maggio del 2016 per la prima volta un censimento delle Alpi italiane e in un’intervista concessa a Repubblica spiegava che i lupi “alpini” vivono quasi tutti sulle Alpi Occidentali e che complessivamente stiamo parlando di circa 150 animali:

Marucco, quanti sono i lupi lì?
«Nel 2014-2015 abbiamo contato almeno 21 branchi — ogni branco è composto da 5-6 lupi — otto coppie e un individuo solitario, per un totale di trenta territori stabili. La maggior parte sono in Piemonte. Sono 110-130 individui, forse 150 se teniamo conto anche della presenza di alcuni lupi solitari. Un animale ogni cento chilometri quadrati».
Ci sono lupi che stanno a cavallo tra Italia e Francia, emuli di Wolfie?
«Non ho letto nulla della mascotte del Giro, ma sì, almeno quattro branchi hanno territorio transfrontaliero con la Francia».
È possibile una coesistenza tra uomini e lupi? Ha ragione chi si sta battendo per riaprire la caccia?
«Come scrivo nel mio libro, non sono stati registrati incidenti che coinvolgessero l’uomo né in Italia né in Europa negli ultimi cento anni. La persecuzioni che la specie ha subito in passato, e ancora oggi subisce, l’hanno resa del tutto elusiva nei confronti degli esseri umani. Il lupo non è pericoloso, ma non per questo si possono escludere incidenti».

L’abbattimento è l’ultima risorsa, anche per il “Piano Lupo”

Questo significa che il numero di lupi in Italia non rappresenta una diretta minaccia all’equilibrio dell’ecosistema; rappresenta invece un problema per gli allevatori e per il loro bestiame, ed è proprio per tutelare le attività agricole che è stato previsto di dare il via libera agli abbattimenti (nella misura del 5%). Mentre le associazioni animaliste (LAV, ENPA, OIPA) hanno sottoscritto una petizione on line per chiedere di togliere dal Piano ministeriale la possibilità di uccidere i lupi il M5S fa notare alcune incongruenze di una scelta del genere. La prima riguarda appunto il fatto che non è stato fatto un censimento preliminare della popolazione di lupi, è evidente che prevedere l’abbattimento “del 5% dei lupi” senza sapere quanti siano sia una scelta quanto meno poco intelligente: abbattere un centinaio di lupi pensando che la popolazione sia di duemila esemplari quando invece è inferiore significherebbe uccidere più del 5% della popolazione effettiva. Inoltre per il MoVimento non è chiaro come mai il Piano sia stato redatto da una ONLUS e non dall’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che fa capo al Ministero e che aveva già redatto un piano d’azione nel 2002 e pubblicato nel 2010 una ricerca scientifica sulle strategie per la conservazione del lupo:

prevede, al fine di prevenire danni gravi all’allevamento, la possibilità di deroga ai divieti di cattura o abbattimento dietro autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio sentito l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, a condizione che non esistano altre soluzioni praticabili e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni di lupo (L. 157/92, art. 19, c. 2; D.P.R. 357/97, art. 11, c. 1);

A questo riguardo però c’è da dire che sia nella pubblicazione del 2002 che in quella del 2010 l’ISPRA veniva preso in considerazione “l’abbattimento di singoli lupi responsabili di danni rilevanti” regolamentato magari sul modello svizzero che prevede che l’abbattimento avvenga all’interno della zona nella quale il lupo crea danno (perché non ha senso uccidere un lupo in Piemonte se il bestiame è stato ucciso sull’appennino emiliano). Inoltre anche la cattura degli esemplari per poterli trasferire in un’altra area è – scriveva l’Istituto – difficilmente praticabile perché non ci sono zone sufficientemente isolate dove poter liberare gli animali catturati. All’epoca l’ISPRA inoltre rilevava come a livello nazionale la strategia fosse “debole” e che i piani di conservazione fossero affidati solo alle singole amministrazioni locali. Fermo restando che anche per il Piano Lupo l’abbattimento è l’ultima soluzione e che invece dovrebbero essere aumentati i fondi per recinzioni e risarcimenti è bene ricordare che gli abbattimenti non servono per contenere il fenomeno del bracconaggio (che purtroppo esiste) e che gli interventi di abbattimento dovranno essere concordati con l’ISPRA. Infine, finché non sarà fatto un censimento del numero dei lupi in Italia parlare di “abbattimento controllato” e designare anche una quota di animali da uccidere non ha alcun senso.