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Cosa ha rischiato Mihajlovic in panchina durante Verona-Bologna

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Ieri Sinisa Mihajlovic, malato di leucemia, si è presentato in panchina durante Verona-Bologna dopo  quarantuno giorni di ricovero nel reparto di ematologia dell’istituto Seragnoli del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Dai medici, a determinate condizioni, è arrivato il via libera e il tecnico serbo del Bologna nel pomeriggio è salito su una vettura adeguatamente sanificata per dirigersi a Verona. Sinisa lo aveva promesso alla squadra, in un paio delle tante conversazioni telefoniche avute in teleconferenza via Skype tra un allenamento e una partita. Carmine Pinto, che è stato presidente Aiom (l’Associazione italiana di Oncologia Medica) e ora è direttore dell’Oncologia medica all’Università di Reggio Emilia, spiega al Corriere della Sera che il suo comportamento non lo ha messo in pericolo:

«È una questione di tempi. Se una persona ha seguito una chemioterapia (che aggredisce il tumore, distruggendo le sue cellule, ma, in contemporanea, colpisce anche le cellule del sistema immunitario e provoca un abbassamento delle difese dell’organismo, ndr) e si è ripreso, può tranquillamente, fra un ciclo e l’altro, condurre una vita normale. Normalissima».

Qual è il rischio più grave?
«Il rischio maggiore è quello delle infezioni. La chemioterapia distrugge le cellule tumorali, ma anche quelle del sistema immunitario, e così facendo riduce la possibilità che l’organismo si difenda dalle infezioni. Ecco perché, in ogni caso, Mihajlovic (anche in panchina ndr) deve guardarsi da troppi contatti con persone che potrebbero trasmettergli germi pericolosi».

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Di che cosa soffre esattamente Mihajlovic?
«Gli è stata diagnosticata, a quanto hanno detto i suoi medici, una leucemia acuta e aggressiva (come primo approccio sta seguendo una chemioterapia. Poi si vedrà se è il caso di ricorrere a farmaci“genetici”  o un trapianto di midollo ndr)».

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