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Cosa c’è dietro la fuga di Cristiano Ronaldo dallo Stadium

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Ieri Cristiano Ronaldo ha abbandonato il campo durante Juventus-Milan dopo la sostituzione con Dybala voluta da Maurizio Sarri, non si è fermato in panchina e ha lasciato lo Stadium di Torino prima della fine della partita. Maurizio Crosetti su Repubblica oggi mette in fila tutti gli attuali problemi del campionissimo portoghese e svelando alcuni retroscena sul suo rapporto con l’allenatore che ha sostituito Massimiliano Allegri sulla panchina dei bianconeri:

Mai visto Ronaldo così, da quand’è a Torino. Uno straccio bagnato, un campione intristito. Dopo averlo tolto di squadra a Mosca, l’allenatore aveva parlato di un doloretto al ginocchio e di un rischio assurdo da non voler correre. Poi, Ronaldo è rimasto in dubbio fino a ieri mattina e all’ultimo momento il suo nome è stato scritto nella lista dei titolari. Ma in partita non è entrato mai. A un certo punto ha persino sbagliato un passaggio all’indietro, e molti altri se li era fatti intercettare, oppure sporcare dentro traiettorie inconsuete per lui.

Invece dei soliti strappi di gioco, tentativi. Solo l’intenzione degli amati giochetti, non un passo doppio azzeccato, nemmeno un colpo di tacco o una finta felici. Molte braccia larghe, invece, sconsolato più verso sé stesso. Perché Ronaldo scrive sul volto levigato ogni emozione, tutte le gioie, qualunque dolore. La smorfia che segue un gesto disfunzionale lo scopre nudo. Non sa mentire, non c’è nessuna finta a salvarlo: quello che Ronaldo sente è lì, sotto gli occhi di tutti. Ma si può normalizzare Ronaldo? Si può permettere che qualcuno, qualcosa lo normalizzi? Allegri lo aveva sostituito due volte in campionato, mai in Champions, Sarri una volta più una nella stessa settimana (e poi, due vittorie bianconere senza il 7).

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Oggi Cristiano Ronaldo ha anche un problema di ruolo nel modulo di Sarri:

E non è detto che per Cristiano, come già lo scorso anno, sia una scoperta felice. Dopo appena tre giorni estivi di Juve, Sarri provò a convincere Ronaldo a tornare al centro dell’area e a fare per lui il centravanti. «Obrigado, ma anche no» rispose più o meno il supercampione della galassia, felice di restare lì dove Allegri lo aveva ricollocato, cioè sull’amata fascia (destra o sinistra, intercambiabili) dopo essersi in effetti trasmutato in centravanti nell’ultimo Real. Fin qui, però, appena 5 gol e solo 3 su azione, proprio pochi per la colonna portante della Juventus e di qualunque edificio si appoggi su di lui.

Indizi, scorie, minuscoli frammenti di qualcosa che lentamente forse si sfarina. Di sicuro Ronaldo non è contento, prima di tutto di sé, da ossessionato perfezionista, da maniacale adepto della prestazione, e non lo è neppure della piega che sta prendendo la sua seconda annata juventina. La squadra, ultimamente, risolve anche senza di lui, è un gruppo di notevoli estrattori di conigli dal cilindro, e mai che uno lo tiri fuori questo sensazionale fenomeno di cui fare a meno. Che strano.

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