Cosa vuole fare Conte in vista del voto di fiducia al governo previsto domani?

di neXtQuotidiano

Pubblicato il 2022-07-13

Domani in Senato si voterà la fiducia al governo sul dl Aiuti: il Movimento 5 Stelle dovrebbe essere assente in blocco, aprendo di fatto una crisi di governo

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Non ci sarà un governo senza il Movimento 5 Stelle, e non ci sarà un altro governo Draghi “che non sia quello attuale”, anche se grazie alla scissione voluta da Di Maio e la creazione del gruppo “Insieme per il Futuro” i numeri ci sarebbero: lo ha ribadito il presidente del Consiglio aprendo a Giuseppe Conte circa l’importanza dei grillini nella maggioranza e sull’ennesimo “ultimatum” in 9 punti del presidente M5S: “Quando ho letto la lettera consegnata da lui ho trovato molti punti di convergenza con l’agenda di governo. I temi affrontati con i sindacati sono assolutamente in quella direzione, sono punti che era necessario sollevare”. Tra questi il salario minimo, battaglia riportata in auge dai grillini e abbracciata da Palazzo Chigi. Oggi Conte espliciterà la sua posizione davanti al Consiglio nazionale del Movimento, che a maggioranza sarebbe per l’uscita dal governo. La vicepresidente Alessandra Todde, il capogruppo alla Camera Davide Crippa e l’ex sindaca Chiara Appendino sono per il “no” allo strappo – scrive Annalisa Cuzzocrea su La Stampa – ma tra i vicari di Conte Paola Taverna, Mario Turco, Riccardo Ricciardi e Michele Gubitosa sono portavoci di quel sentimento che vorrebbe riposizionare M5S all’opposizione così da provare a sollevare i consensi in vista delle prossime elezioni.

Cosa vuole fare Conte in vista del voto di fiducia al governo previsto domani?

In serata è poi atteso il vertice decisivo tra i senatori, che potrebbe trasformarsi in una riunione plenaria aperta anche ai deputati, per mettere ai voti la scelta su come comportarsi in vista del voto di fiducia sul dl Aiuti al Senato: alla Camera (quasi) tutti i deputati M5S avevano abbandonato l’aula, dovesse accadere la stessa cosa a Palazzo Madama è molto probabile che Draghi salga nuovamente al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani di Mattarella. Bocche cucite da parte dell’ex premier, che ha anche silenziato l’unica apertura di giornata verso Palazzo Chigi, fatta da Carlo Sibilia: “Qualsiasi posizione espressa da singoli membri del M5S è da intendersi come un’opinione personale”. La scissione con i Dimaiani pesa e non poco: all’interno del partito sono rimasti quelli più avversi all’esecutivo, mentre chi si allineava maggiormente su linee governiste è già confluito in “Insieme per il Futuro”. Gli scenari post voto di fiducia sono intricati: dovesse Mattarella mandare Draghi all’esame delle Camere è molto probabile che i numeri per mandare avanti l’esecutivo ci siano, ma – paventa il Fatto Quotidiano – si inizia a vociferare di un nuovo governo guidato dal ministro dell’Economia Daniele Franco, che dovrebbe fare la legge di Bilancio e portare il Paese al voto in febbraio.

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