Opinioni

Come è finita la storia della prof che dice che Liliana Segre si fa pubblicità

Ieri abbiamo raccontato la storia della professoressa della scuola Mazzanti di Coverciano che ha detto in classe che Liliana Segre si faceva pubblicità con l’Olocausto.

Era da poco finita l’ora d’italiano e sulla Lim (la lavagna multimediale), al termine di una lezione sulla Memoria, era rimasta la foto di Liliana Segre. A quel punto è entrata in classe l’insegnante d’inglese che, osservando l’immagine della senatrice a vita, avrebbe detto ai ragazzi: «Liliana Segre cerca soltanto pubblicità», per poi aggiungere: «Non vi fate ingannare da questi personaggi». E infine, sempre stando a quanto raccontato dagli alunni: «Liliana Segre non la sopporto. Anche mio nonno è stato in un campo di concentramento, ma non è andato in giro a dirlo a tutti».

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Oggi il Corriere Fiorentino fa sapere che ieri mattina la docente ha incontrato il preside Arnolfo Gengaroli, che ha detto: «Abbiamo avuto una lunga chiacchierata in cui la professoressa si è scusata, ha pianto. Quanto accaduto è stato grave e improprio, ci riuniremo con i docenti per decidere i provvedimenti disciplinari da intraprendere». Poi ha aggiunto: «Quel che però posso affermare con certezza, è che nelle parole della docente non c’era alcuna traccia di antisemitismo, lei ha parenti ebrei e non era sua intenzione usare toni xenofobi». .L’insegnante raggiunta telefonicamente, si è limitata adire: «Rispondo con il silenzio, risponderò in sede opportuna a chi sono tenuta a rispondere».

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Mario Neri

Mario Neri è uno pseudonimo. La foto di Cattivik che usa come immagine del profilo lo rappresenta pienamente