Economia

Come cambia (o meglio: aumenta) l’IVA con il governo M5S-PD

Il governo studia come spendere meno dei 23,1 miliardi previsti per “sterilizzare” una crescita dell’imposta. Tra le ipotesi una nuova aliquota dell’8% che assorba beni oggi tassati meno e altri che invece sono al 10 per cento

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Sterilizzare 17 miliardi di aumento dell’Iva invece dei 23,1 previsti, elevare selettivamente l’aliquota intermedia dal 10 al 13% per alcuni prodotti, accorpare in una nuova aliquota dell’8% alcuni generi esenti o attualmente al 4% e magari altri che oggi sono tassati al 10%. Così, secondo Roberto Petrini che ne parla oggi su Repubblica, il governo Conte si prepara a procedere sulle clausole di salvaguardia per l’imposta di valore aggiunto che avrebbero dovuto essere “annullate” secondo le promesse “elettorali”.

La sterilizzazione dei 17 dei 23,1 miliardi di aumenti dell’Iva, che si affaccia anche dalle parole del governo, è una soluzione di compromesso tra la posizione del Tesoro che punta ad un intervento che impedisca ogni aumento e quella dei Cinque Stelle che propongono misure – come lo sconto sull’aumento dell’Iva per chi paga con metodi di pagamento tracciabili, dalla carta di credito al bancomat – che in qualche modo renderebbero meno dolorosi alcuni rincari almeno nei settori a rischio evasione (ristoranti, alberghi, ristrutturazioni casa). A questo proposito da lunedì ripartirà il tavolo tra governo e operatori bancari e finanziari per studiare come ridurre o annullare i costi dei pagamenti elettronici di basso importo, come quelli fatti in tabaccheria.

come cambia l'IVA
L’IVA e le posizioni in campo (Repubblica, 28 settembre 2019)

I 17 miliardi sarebbero impiegati per impedire – come previsto dal 1° gennaio 2020 in assenza di correzioni – l’aumento dal 22 al 25,2% dell’aliquota più alta, quella cosiddetta ordinaria.

I risparmi verrebbero dall’aliquota intermedia, attualmente al 10 e che dovrebbe salire al 13 per cento: tanto per avere un’idea, tenere una aliquota ridotta al 10 invece che al 22, praticando dunque uno sconto, costa attualmente allo Stato 30,3 miliardi l’anno. Nella fascia del 10% ci sono una serie di attività definite a rischio di evasione sulle quali l’Iva verrebbe aumentata per tutti quelli che pagano in contanti e sterilizzata parzialmente con credito d’imposta per chi farà invece pagamenti “tracciabili”.

Proprio la tracciabilità farà aumentare la base imponibile e ridurrà l’evasione, dando maggiore gettito. La scelta più difficile – e ancora da fare – riguarderebbe carne, pesce e crostacei, pollami e salumi: l’aumento al 13% di questi generi darebbe al Fisco oltre un miliardo. Il riordino potrebbe essere completato con l’introduzione di una nuova aliquota all’8%, dove potrebbero transitare anche alcuni prodotti oggi al 4%, che non abbiano rilevanza sociale. Potrebbero, ad esempio, essere accorpati i biscotti che sono al 9% e la pasta che sta al 6% di Iva.

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