Economia

Come va l'economia illegale in Italia e in Europa

Nel 2009 la United Nations Statistical Commission (SNA) pubblicò una revisione del metodo utilizzato per il cacolo del PIL creando un nuovo standard per il computo del bilancio nazionale. La nuova metodologia, che andava a sostituire quella in vigore dal 1993 fu adottata nel 2010 anche dalla controparte europea della SNA, l’European System of Account (ESA). Il nuovo sistema adottato dall’ESA è entrato in vigore nel 2014. Non è un cambiamento da poco se si tiene in considerazione che il modo con cui vengono calcolate e ripartite le voci di spesa è fondamentale per le procedure di controllo e verifica dei bilanci nazionali da parte degli organismi comunitari. Diversi standard di definizione degli indicatori macroeconomici comportano anche un cambiamento nella percezione dell’andamento economico e delle politiche di governance europea.

(fonte: http://noi-italia.istat.it/)
(fonte: http://noi-italia.istat.it/)

 
QUALI SONO I CAMBIAMENTI INTRODOTTI DA ESA 2010
ESA 2010 introduce cambiamenti per quanto riguarda il modo in cui certe voci di spesa vengono catalogate. Ad esempio gli stanziamenti per la ricerca e lo sviluppo non vengono più elencate come spese ma come investimenti; l’acquisto di armamenti e le spese militari vengono riclassificate da spese a investimento che ha valore nel tempo in virtù del contributo alla sicurezza nazionale. Ulteriori modifiche riguardano il modo in cui vengono contabilizzati i prodotti inviati all’estero per le lavorazioni industriali (non influiranno più sulla bilancia commerciale import/export) e il peso della spesa per le pensioni. Un articolo di Bruegel spiega in che modo questi cambiamenti cambiano il valore del PIL degli stati aderenti alla Comunità Europea. Il nuovo sistema di classificazione dei bilanci nazionali ha un effetto positivo sul PIL aumentandolo mediamente del 3,5%.
Come cambia il calcolo del PIL in base ai nuovi coefficienti macroeconomici (fonte: bruegel.org)
Come cambia il calcolo del PIL in base ai nuovi coefficienti macroeconomici (fonte: bruegel.org)

Quanto influiscono nel calcolo del PIL i diversi fattori economici contenuti nelle modifiche introdotte da ESA 2010 ce lo spiega questo grafico:
(fonte: bruegel.org)
(fonte: bruegel.org)

Come si può vedere la riclassificazione della spesa per la ricerca e l’innovazione è quella che influisce maggiormente (in positivo) sul calcolo del Prodotto interno lordo. Le spese militari e le altre fonti comprese quelle derivanti dai proventi delle attività illegali invece non influiscono più che tanto a livello generale. Certo in alcuni paesi il calcolo dei proventi dell’attività criminale influisce parecchio. Ad esempio in Italia nel 2010 l’apporto è stato pari all’1% del PIL, cinque volte la media europea dello 0,2%. Al tempo stesso, come mostra la tabella qui sotto, l’impatto della riclassificazione degli investimenti nella ricerca è pari a poco più del valore aggiunto dalle attività illegali. Se si va a confrontare il dato con gli altri paesi europei questa volta troveremo che in Italia gli investimenti “pesano” molto meno che in tutti gli altri paesi della UE.
Il contributo dell'economia illegale sul PIL dei paesi europei (fonte: bruegel.org)
Il contributo dell’economia illegale sul PIL dei paesi europei (fonte: bruegel.org)

 
L’ECONOMIA ILLEGALE E IL PIL
Come sottolinea il comunicato stampa pubblicato dalla Commissione Europea non c’è nulla di nuovo nel considerare i proventi delle attività illecite all’interno del PIL:

It must be stressed that this is nothing new. Those Illegal activities that can be considered as market transactions have been required to be counted in GDP calculations for decades, under international standards. The changes today are simply a refinement of the methodology for measuring these activities.
GDP is about measuring all economic activity. Both declared and undeclared (which includes illegal) activities need to be taken into account in order to have a full and accurate picture of the value of production/consumption in a given period.

La novità è il fatto che sono stabilite delle linee guida per calcolare l’impatto dei proventi dell’economia illegale (prostituzione, traffico di droga, etc) sull’economia e sul PIL. L’idea è quella di consentire la comparazione della ricchezza prodotta nei diversi stati indipendentemente dalle definizione di cosa sia o meno legale nei diversi paesi. La ricchezza di uno stato è quella che è, non importa in che modo sia stata prodotta. Ed è per questo motivo (e anche a causa del perdurare della crisi economica) che anche l’economia sommersa – ovvero tutte quelle attività legali la cui esistenza non è dichiarata allo Stato – diventa un fattore importante per misurare la salute di una nazione. Come spiega The Shadow Economy in Europe l’economia sommersa è un indicatore importante per misurare i cicli economici. Durante i periodi di crisi l’economia sommersa fiorisce maggiormente perché molte persone cercano di sfuggire così alla pressione fiscale e sopperire alla riduzione degli introiti. Dando quindi per buono che il sommerso sia un termometro che ci indica quanto siamo dentro una crisi economica i dati non sono affatto incoraggianti: il dato percentuale dell’economia sommersa in rapporto al PIL per l’Italia è poco sopra la media europea. Un dato che mostra anche come l’azione di contrasto al lavoro nero, e all’emersione del sommerso in Italia si sia andata arrestando durante gli ultimi anni.

(fonte: atkearney.com/)
(fonte: atkearney.com/)