Politica

I cinque deputati che hanno preso il bonus Partite IVA

La stessa cosa ha fatto un conduttore televisivo: ad accorgersene è stata la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps

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Giovanna Vitale racconta oggi su Repubblica che cinque deputati hanno chiesto e ottenuto il bonus Partite IVA da 600 e 1000 euro previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. Attualmente un deputato della Repubblica italiana guadagna 12439 euro al mese. La stessa cosa ha fatto un conduttore televisivo:

Preda di una sorta di sdoppiamento della personalità, con una mano hanno votato alla Camera lo scostamento di bilancio necessario a finanziarie le misure di protezione, con l’altra ne hanno intascato quota parte i proventi. Di cui, a giudicare dal 730, potevano fare a meno. Come poteva farne a meno l noto conduttore televisivo, scoperto a esercitarsi nella medesima pratica. Ad accorgersene è stata la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps.

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I bonus di aprile e maggio per autonomi e partite IVA (Il Messaggero, 16 maggio 2020)

Una struttura creata ad hoc dal presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di individuare, e in prospettiva scoraggiare, truffe e magheggi. Dal reddito di cittadinanza alle pensioni di invalidità non passa giorno senza che gli 007 previdenziali non scovino (e denuncino) decine di “percettori” privi di qualsiasi titolo. Anche se, va detto, nel caso dei cinque deputati non c’è alcuna illegalità: in virtù del lavoro dichiarato, a prescindere dall’incarico parlamentare, avevano tutti i requisiti per richiedere il bonus. E, in barba a ogni decenza, li hanno fatti valere. Tanto paga Pantalone. Cioè lo Stato. Che pure dovrebbero rappresentare, in ossequio all’articolo 54 della Costituzione, con disciplina e onore.

A norma di legge, tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti e co.co.co, oltre ad alcune categorie di autonomi, avevano diritto di accedere all’indennità: erogata a pioggia, sull’onda  dell’urgenza,  per i mesi di marzo e aprile (che poi a maggio è stato almeno introdotto il limite della perdita di fatturato). Per ottenerla era sufficiente inviare una domanda telematica: dimostrare cioè d’essere in possesso del numeretto da 11 cifre utile a identificare il contribuente, società o persona fisica che fosse, oppure la cessazione del rapporto di lavoro a una certa data.

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