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Chiara Appendino contro Chiara Appendino per salvare le nutrie del Po

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Un’altra grande vittoria per i 5 Stelle di Torino: la sindaca Chiara Appendino ha salvato le nutrie. Lo ha fatto sapere la Appendino rispondendo alle domande dei cittadini sul piano di contenimento delle nutrie. L’Amministrazione comunale, si apprende, è contraria a “soluzioni sanguinose per i Myocastor coypus” e auspica “una riformulazione del piano della Città Metropolitana con l’utilizzo di azioni incruente per il loro contenimento”. Tutto bello, bellissimo, se non fosse che il Sindaco della Città Metropolitana di Torino è proprio Chiara Appendino.

Quando la Appendino voleva abbattere le nutrie

Quindi da un lato la Appendino come Città Metropolitana approva un piano che prevede l’abbattimento delle nutrire. Dall’altro la Appendino in quanto sindaca di Torino chiede alla Città Metropolitana di trovare soluzioni “incruente”. La storia è così divertente che merita di essere raccontata dall’inizio. A febbraio la Città Metropolitana di Torino ha varato un piano che ha come obiettivo l’organizzazione di “attività di contenimento della nutria nel medio periodo al fine di ridurre progressivamente la presenza del roditore fino alla sua eradicazione“.
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Il Piano di contenimento è stato approvato con Decreto del Consigliere Delegato n. 33-898 del 15/02/2017 firmato dalla consigliera Elisa Pirro che ha la delega per l’Ambiente e la tutela della fauna. La Pirro nel 2013 è stata candidata sindaco nel comune di Orbassano per il MoVimento 5 Stelle dove attualmente è capogruppo del M5S in Consiglio comunale. Il Piano prevede due modalità d’intervento: «sia abbattimenti con arma da fuoco sia trappolaggio con successiva soppressione effettuata con fucile ad aria compressa o con arma da fuoco». Insomma in un modo o nell’altro le nutrie devono essere uccise, e non si vede del resto in che altro modo si possa raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione di una specie non autoctona.

La fermezza di Chiara Appendino sulle nutrie

Ovviamente un progetto del genere non  è andato giù alle associazioni animaliste. Ma il 22 settembre la consigliera Pirro pur facendo una parziale marcia indietro rispetto ad un piano approvato e aprendo alla possibilità di una revisione difendeva ancora le ragioni della necessità di sterminare una specie animale che – si legge – “causa danni rilevanti all’economia agricola per i prodotti che asporta, alle arginature dei corpi idrici in cui costruisce le tane e, non da ultimo, agli ecosistemi umidi naturali, per l’asportazione della vegetazione acquatica naturale”. Del resto gli animalisti dovrebbero spiegare se preferiscono difendere l’ecosistema o eliminare una specie invasiva.
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Ecco quindi che la Appendino da sindaca di Torino accoglie le istanze della LAV e di altre associazioni che avevano protestato contro il piano di abbattimento e sconfessa la linea della Città Metropolitana (e del suo partito) sulle nutrie. E si arriva così al paradosso che la Appendino è contraria ad un progetto approvato dalla stessa Appendino. Cosa fare dunque per le nutrie della Provincia di Torino? L’ipotesi di procedere ad una sterilizzazione chimica tramite la distribuzione di mangimi è stata scartata perché a farne le spese potrebbero essere altre specie “innocenti”. L’idea di sterilizzare le nutrie una ad una e poi lasciarle in natura fino alla morte naturale è di difficile realizzazione (e soprattutto costosa). L’unica cosa che si sa è che dopo mesi di lavoro la Appendino butta via il piano di contenimento e che i tecnici della Provincia dovranno studiare altre misure. Ma non si sarebbe fatto prima a dare indicazioni diverse invece che trovarsi all’ultimo a dover “salvare le nutrie”?