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Chi firmò le regole per i migranti che valgono ancora oggi?

roberto maroni matteo salvini

Chi firmò le regole che prevedono la domanda d’asilo soltanto nel paese di arrivo? La Stampa di oggi ci ricorda che il Regolamento di Dublino II è stato emanato nel 2003,di fatto in sostituzione della Convenzione di Dublino che era stata firmata a Dublino, in Irlanda, il 15 giugno 1990 ed era entrata in vigore il 1° settembre 1990 per i primi Paesi firmatari (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito). Nel 2003, all’atto della firma del Dublino II il governo italiano era guidato da Silvio Berlusconi. Il regolamento è il documento principale adottato dall’Unione in tema di diritto d’asilo e impedisce di presentare una domanda di asilo in più di uno Stato membro, e prevede che la domanda la esamini lo Stato dove il richiedente ha fatto ingresso nell’Unione. I richiedenti asilo hanno diritto a rimanere nel Paese di arrivo anche se non hanno regolari documenti d’ingresso e ad essere assistiti.
regolamento di dublino
Come abbiamo raccontato anche qui, nel 1990 venne stipulata la Convenzione di Dublino, che vedeva come firmatari dodici paesi europei e fu in seguito allargata ad altri tre, e comprendeva la clausola sul diritto d’asilo. La Convenzione fu di fatto superata dal Regolamento di Dublino II, entrato in vigore nel 2003 ed esteso successivamente ad altri paesi europei come la Svizzera. IL regolamento è stato firmato allo scopo di impedire ai richiedenti asilo di presentare domande in più Stati membri (il cosiddetto asylum shopping). Nel 2003 il governo era guidato da Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia era Roberto Castelli della Lega Nord, quello dell’Interno era Beppe Pisanu e quello degli esteri Franco Frattini, entrambi di Forza Italia. Agevoliamo fotina del giuramento dell’esecutivo di Berlusconi, nel 2001 (alcuni ministri, come Renato Ruggero e Claudio Scajola, sono stati sostituiti successivamente)
regolamento di dublino
Gli accordi del regolamento di Dublino furono ancora modificati nel giugno 2013, quando al governo era Enrico Letta e ministro dell’Interno Angelino Alfano. Ma il principio dell’accoglienza nello stato in cui il richiedente asilo non è stato modificato. Quindi è evidente che la Lega Nord, all’epoca al governo con Silvio Berlusconi, firmò il regolamento di Dublino che oggi indica come colpevole della presunta emergenza immigrazione. Roberto Maroni, che di quel governo era ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, è evidentemente distratto.
 
ROBERTO MARONI MINISTRO DELL’INTERNO E I ROM
A scanso di equivoci e omonimie, però, quel Roberto Maroni all’epoca ministro del Lavoro del governo Berlusconi che firmò il regolamento di Dublino II, che già conteneva la norma sui richiedenti asilo e il paese d’arrivo, è lo stesso Roberto Maroni che da governatore della Lombardia oggi ha dichiarato al Premio Milano Produttiva 2015, che si tiene al Teatro della Scala a Milano: “Ho deciso di scrivere una lettera ai Prefetti per diffidarli dal portare qui in Lombardia nuovi clandestini e ho deciso di scrivere ai sindaci per dirgli di rifiutarsi di prenderli, mentre ai sindaci che dovessero accoglierli ridurremo i trasferimenti regionali, come disincentivo, perché non devono farlo e chi lo fa, violando la legge, subirà questa conseguenza. Nei prossimi giorni voglio incontrare Toti e Zaia per fare fronte comune e assumere iniziative comuni, come diffidare i prefetti e dire ai sindaci delle nostre regioni che se accolgono in clandestini e violano le norme non avranno più i contributi regionali”. Se invece qualcuno ha qualcosa da ridire sull’emergenza rom, ricordiamo che nel 2008, quando Gianni Alemanno divenne sindaco di Roma, al Governo c’era Berlusconi e il ministro dell’Interno era il leghista Roberto Maroni (ora presidente della Regione Lombardia), annunciò la sua “rivoluzione copernicana” per quanto riguarda la gestione dei campi nomadi e delle presenze dei rom nella Capitale: sgombero dei campi abusivi, “riduzione” della popolazione nomade residente da 7200 a 6000 persone. Per risolvere il problema e dare una mano ad Alemanno il Governo emana il decreto “emergenza nomadi” che dà speciali poteri al prefetto della città di Roma. Ma questo non basta al sindaco: Alemanno infatti chiede ed ottiene da Maroni un finanziamento di 30 milioni di euro per poter affrontare “l’emergenza”. Secondo quanto apprendiamo dalla Stampa dieci milioni sarebbero stati destinati alla costruzione di un nuovo campo, gli altri 20 allo smantellamento e alla ristrutturazione degli altri insediamenti dei nomadi della Capitale. Nel 2001 il sindaco di Roma sarebbe tornato alla carica e per chiede al Ministro dell’Interno altri 60 milioni di euro, ma a quel punto Maroni nega il nuovo finanziamento, dicendo che quell’anno la stessa cifra era stata stanziata per fronteggiare “l’emergenza” in 5 regioni (Lazio, Campania, Lombardia, Piemonte e Veneto); di quei 60 milioni un terzo finirà nel Lazio.

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