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Cosa c'è di vero nella storia della femminista che ha abortito un figlio perché maschio

La storia gira da quasi un mese: il sito Injustice Stories ha pubblicato un racconto firmato da una sedicente donna che dice di chiamarsi Lana e che ha detto di essere una femminista convinta, e che per questo ha deciso di abortire un suo figlio maschio perché non voleva mettere al mondo un mostro. Il post è stato ripreso dall’Huffington Post britannico e poi dai giornali popolari inglesi come Metro, prima di finire in Italia grazie a Leggo, Mattino e Gazzettino. Snopes ci fa sapere che molto probabilmente la storia è una bufala. Il testo dell’articolo di Leggo:

Scopre di aspettare un bambino ma sceglie di interrompere la gravidanza proprio perché è un maschietto. La decisione choc è stata presa da una blogger che ha deciso poi di condividere il suo pensiero con la rete.
La donna ha premesso di aver sempre avuto brutte relazioni con il sesso maschile, si è definita una femminista e non avrebbe tollerato la costante presenza di un maschio nella sua vita.
Quando la donna ha scoperto il sesso del bambino, dopo una fecondazione volontaria e consapevole, ha ammesso, come riporta la stampa inglese: «Ero sotto choc, ho pianto e ho maledetto il mondo per quanto mi era accaduto». La donna era terrorizzata dall’idea di portare in grembo un mostro, un uomo, così ha interrotto la gravidanza. La femminista ha poi ammesso di voler riprovare ad avere un bambino, ma specificando: «Se dovesse ripetersi l’episodio, sono pronta ad abortire di nuovo».

femminista abortisce bimbo maschio
La donna dice anche di aver abortito al quinto mese, e di aver saputo del sesso del bambino con gli ultrasuoni. Mancano tutti gli altri elementi identificativi sull’accaduto, dalla località alle altre informazioni che riguardano la procedura. In realtà, spiega Snopes, il processo di interruzione di gravidanza dopo le venti settimane è piuttosto complesso e rischioso rispetto a un aborto entro il primo trimestre: difficile descriverlo come “senza intoppi”, come fa la donna che lo racconta. Snopes segnala anche che il sito che lo ha pubblicato è nato nel giorno stesso della pubblicazione.
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Inoltre, al fine di leggere l’intero articolo, i visitatori del sito erano costretti a condividere la pagina su social media (incrementando così la visibilità su Facebook e catturando così l’attenzione di fonti di notizie più grandi). La mancanza di plausibilità, combinata con l’uso di un sito nuovo di zecca per pubblicarla, indica che la storia è stata creata solo per visualizzare pagine, anche se molti, conclude Snopes, sono invece convinti che servisse a propagandare un programma antiaborto. Insomma, la storia è molto probabilmente una bufala.