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C'è il ciclone Renzi sulla Merkel e non ho nulla da mettermi

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Non è la prima volta che succede e purtroppo non sarà nemmeno l’ultima. Quando avverte delle difficoltà sul fronte interno, Matteo Renzi tende ad agitare il fronte del nemico esterno. Con argomenti anche giusti, come la lotta all’austerità, ma anche con un atteggiamento ondivago e più attento alle prime pagine dei giornali che alla sostanza e alla concretezza delle battaglie. Questa volta i “fortunati” a poter riportare l’indiscrezione dell’improbabile “Ciclone Renzi sulla Cancelliera” sono il Messaggero e il Corriere della Sera, mentre dietro la lavagna vanno Repubblica, forse rea di savianesimo reiterato sul tema Boschi, e la Stampa di Torino.

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Il Messaggero, 18 dicembre 2015

C’è il ciclone Renzi sulla Merkel e non ho nulla da mettermi

Il quotidiano di Luciano Fontana usa toni fortemente melodrammatici:

Dall’Italia è partito un attacco senza precedenti alla leadership tedesca dell’Unione europea. Il premier Matteo Renzi l’ha lanciato nell’incontro tra i leader del Pse, che precedeva il summit dei 28 capi di Stato e di governo a Bruxelles, esortando gli eurosocialisti a contestare l’attuale Europa guidata «solo dalla Germania». Ha criticato le politiche di «austerità» imposte da Berlino tramite le istituzioni di Bruxelles, ribadendo l’importanza degli investimenti per stimolare la crescita e l’occupazione. Secondo varie fonti, ha esteso l’intervento contro il «modello Ue» a guida tedesca ricordando le imprese della Germania che fanno affari con la Russia nonostante le sanzioni europee al Cremlino.

Anche per il Messaggero il premier “ci va giù duro” e fa sapere che “l’applauso (dei leader socialisti presenti alla cena, ndr) è stato immediato”. Repubblica, invece, ha recuperato con la versione on line, facendo sapere che non appena l’ha vista, Matteo Renzi ha apostrofato la Merkel così: «Non potete raccontarci che state donando il sangue all’Europa, cara Angela». “Il fatto che io abbia attaccato la Germania è un’opinione sua, sono i classici fatti separati dalle opinioni. Io ho posto delle domande e dei quesiti alla cancelliera Merkel, a cui mi lega amicizia e stima, ma cio’ non mi impedisce di formulare quesiti. Ne ho fatti diversi, dalla questione degli aeroporti greci alle impronte digitali all’unione bancaria”, ha detto poi il premier nel corso della conferenza stampa a Bruxelles dopo il Consiglio Europeo, rispondendo a un giornalista. “Io non attacco la Germania e non la attacchero’ mai, ma ho detto che quando si tende a far credere che la Germania sia il donatore di sangue dell’Europa non è proprio così. Io credo che non sia cosi’ e ho fatto degli esempi concreti – ha proseguito Renzi -. Possiamo farlo perche’ siamo l’Italia, vorrei che non ci fosse l’impressione che se l’Italia pone domande allora vuol dire che si mette contro qualcuno. Io voglio portare un grande Paese al tavolo, non un Paese che ha paura della propria ombra. Dobbiamo uscire da questa cultura della subalternità”. Intanto che Renzi gliele canta forte e chiaro ad Angela, a cui sicuramente tremerà tutto l’elastico delle mutandine, e siccome le parole sono importanti ma i fatti non sono da meno, converrà ricordare com’è andata l’ultima volta che l’Italia si è scontrata con l’Unione EuropeaÈ successo proprio durante la preparazione del decreto Salvabanche da cui oggi Renzi, a prescindere dai risibili argomenti della sfiducia per la Boschi, esce malconcio.

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I dati relativi ai clienti rimasti scottati dalla vicenda delle obbligazioni secondarie (fonte: Corriere della Sera)

Me le ha date…ma quante gliene ho dette!

Nell’occasione il governo e Bankitalia avevano prospettato una soluzione che chiamava in causa il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e che avrebbe consentito il rimborso degli azionisti e anche degli obbligazionisti subordinati, pur usando uno strumento (il Fondo) destinato tecnicamente a un altro utilizzo (serve a garantire i depositi fino a 100mila euro in caso di fallimento di un istituto di credito secondo le regole del Bail In). Sia come sia, la Direzione Generale alla Concorrenza dell’Unione Europea ha di fatto impedito questo uso, come ha raccontato il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi in un’intervista al Corriere della Sera, dichiarando che l’Italia sarebbe nel caso incappata in una procedura d’infrazione per aiuto di Stato. Delle altre due soluzioni, una è quella che è stata adottata e l’altra prevedeva non “l’intervento dei privati”, come aveva raccontato un lancio d’agenzia piuttosto curioso e probabilmente dettato da Bruxelles in quei giorni, ma il fallimento delle quattro banche con coinvolgimento, oltre che di azionisti e obbligazionisti, anche di correntisti e dipendenti degli istituti, che avrebbero perso rispettivamente soldi e lavoro. È evidente che il governo ha scelto il male minore. Con una coda degna di una piéce di Ionesco: con l’assenso dell’Europa, il governo ha fatto sapere che i rimborsi conseguenti all’arbitrato per i detentori delle obbligazioni subordinate verranno effettuati… con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Ovvero quello stesso strumento che l’UE aveva vietato di utilizzare a metà novembre. Ma questi sono dettagli. Quello che importa è che Renzi sembra essere diventato uno dei tanti esponenti del battipugnismo militante nei confronti dell’Unione Europea. Ovvero, uno dei tanti politici che “fa la voce grossa” e gliele canta forte e chiaro intanto che gli altri decidono quello che deve fare. Lo confermano, se possibile, anche le parole con cui il premier crede di aver attaccato il commissario alla concorrenza Jonathan Hill:

Ho trovato lunari le considerazioni del commissario Hill quando ha detto che ha deciso l’Italia. Noi abbiamo una lettera del commissario Hill su cosa potevamo fare e cosa no. Delle due l’una, o non ha visto bene la dichiarazione che ha rilasciato o non ha visto bene la lettera che ha firmato

Perché così è proprio Renzi a confermare indirettamente che il governo italiano non ha deciso su quello che doveva decidere. Le sceneggiate, sulle banche così come sulla stagnazione secolare e sulla necessità di investimenti, non servono. Serve agire. Possibilmente in silenzio. Prima che, su questo e su fronti ancora più importanti, non sia troppo tardi.