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Cattodem, Curia e Adinolfi contro Chiara Appendino

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Va dato atto a Chiara Appendino, la sindaca di Torino del Movimento 5 Stelle, di essere riuscita con una sola semplice mossa a far infuriare uscire allo scoperto tutti assieme i cattodem del Partito Democratico, la Curia e il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi. Come ha fatto? Semplice, ha nominato Marco Alessandro Giusta, presidente dell’Arcigay, Assessore alle Famiglie con delega alle Pari Opportunità. E il fatto che l’assessorato che fino a ieri si è chiamato “alla Famiglia” sia stato corretto al plurale ha mandato su tutte le furie i custodi dell’ortodossia del significato di famiglia.
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Il Partito Democratico torinese spaccato sui diritti delle famiglie degli altri

Certo la trovata dell’Appendino non è certo una rivoluzione ma è senza dubbio un gesto che denota la volontà di fare un passo avanti. Inoltre domani a Torino si festeggerà il Pride, che quest’anno festeggia i dieci anni dal Pride nazionale di Torino 2006 e che sarà anche una festa delle famiglie. Al plurale, perché non c’è un solo modo di intendere la famiglia. Il giusto riconoscimento dato dalla Appendino alla pluralità delle varie forme con le quali si declina la famiglia viene duramente criticato dal giornale diocesano La Voce del Popolo dove un editoriale del direttore Luca Rolandi dal titolo “Famiglia o Famiglie” attacca la sindaca per essere andata “molto oltre” il riconoscimento dei diritti sanciti dalla nuove legge sulle unioni civili e punta il dito contro il fatto che l’atto sia stato varato “un minuto dopo l’insediamento del sindaco, senza lasciare il tempo per dibattere: perché non ascoltare la città, quantomeno il Consiglio comunale prima di procedere con un passo di così grande rilievo simbolico oltre che amministrativo?“. Ma se quelle del giornale della Curia sono critiche tutto sommato dovute e abbastanza scontate stupiscono quelle di alcuni consiglieri PD, in prima fila Monica Canalis che ha presentato un’interpellanza dal titolo «Famiglia o famiglie, la scelta non è Chiara» nella quale chiede alla sindaca se “è consapevole della forzatura giuridica che viene realizzata attribuendo lo status di famiglia anche alle persone conviventi di fatto e alle unioni civili omosessuali?“. La consigliera PD si attesta così sulle posizioni del Senatore ed ex senatore ai Servizi Sociali del Comune di Torino tra il 1997 e il 2005 Stefano Lepri che è stato uno di coloro che ha guidato la contestazione al DDL Cirinnà in Senato. Ma la sua è un’iniziativa autonoma, come sottolinea su Facebook un’altra consigliera PD, Chiara Foglietta, che su Facebook esprime il suo stupore e la sua profonda contrarietà all’azione della collega e compagna di partito.
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Anche l’eurodeputato PD Daniele Viotti che stigmatizza l’uscita della Canalis, sostenendo le ragioni della Appendino e dicendo che è proprio grazie a interpellanze come questa che in molti hanno l’impressione che il Partito Democratico sia un partito conservatore e di destra.
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Mario Adinolfi difende il figlio di Chiara Appendino dal gender

Mario Adinolfi invece ci va giù pesante contro l’Appendino. Prima la accusa di “boldrinismo” perché vuole farsi chiamare sindaca (queste donne che pretendono di declinare le loro cariche al femminile!1) e poi inizia una lunga tirata sui pericoli dell’omologazione tra uomo e donna voluti dall’ideologia gender. Ma in realtà il riconoscimento dell’esistenza di più forme di famiglia (ovvero le famiglie) è il contrario dell’omologazione. Che si avrebbe se si utilizzasse un singolare invece che un plurale. Per combattere la scelta della sindaca di Torino Mario Adinolfi annuncia un’imponente manifestazione sabato 16 luglio per urlare all’Italia che esiste una sola famiglia (speriamo decida quale delle sue due è quella vera). Per fare tutto questo Adinolfi, che è uno che ha a cuore la sacralità della famiglia “naturale” non esista ad utilizzare a fini politici (i suoi ovviamente) una foto della famiglia della sindaco con il figlio appena nato. Non contento  se la prende anche con Paolo Giordana, portavoce della Appendino, che ha un passato da seminarista. Su La Croce Adinolfi spiega che “Giordana ha delle rivalse personali da compiere contro la Chiesa che ha tradito” e consiglia alla sindaca di liberarsene il prima possibile. Peccato che Giordana bazzichi i palazzi del potere torinese da quasi un ventennio e che lo abbia fatto sempre appoggiando (pur non essendo iscritto) politici dell’area PD in qualità di membro dello staff o collaboratore. Anche allora ce l’aveva contro la Chiesa? Non sarà forse che il vero motivo per cui Cattodem, Curia e Adinolfi sono così arrabbiati è che l’Assessore è omosessuale?