Economia

Carige, BPER e Unicredit pronti all'acquisto (gratis)

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Repubblica scrive oggi in un articolo a firma di Andrea Greco che Unicredit e il Banco Popolare dell’Emilia Romagna hanno consegnato manifestazioni di interesse su Carige. Entrambi però vogliono l’azzeramento degli attuali azionisti e la presa in carico per il pubblico dei crediti deteriorati. Tutte e due le soluzioni proposte hanno il difetto di preludere alla liquidazione della banca che azzererebbe gli azionisti e che la Banca d’Italia sta facendo di tutto per evitare.

I piani d’azione preparati in parallelo da Unicredit e da Bper hanno fondamentali molto simili, e ruotano intorno alla Sga, società pubblica che si occupa di gestione dei crediti problematici. E parte dal presupposto di «neutralità di capitale», sdoganato giovedì a Modena dall’ad di Bper Alessandro Vandelli parlando a margine dell’assemblea. «Credo che oggi sia difficile prospettare operazioni su Carige senza che ci sia un modo per neutralizzare gli impatti patrimoniali di un’operazione di questo tipo, credo che questo sia il primo presupposto. Il dossier si può guardare, ma con questa condizione». Chi compra, insomma, non deve pagare.

È lo schema messo a punto due anni fa dal governo Renzi per Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che furono “vendute” a Intesa Sanpaolo insieme a una dote da 5,4 miliardi, perché il compratore non avesse ricadute per l’integrazione di attività e personale delle due banche venete.

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I numeri di Carige (Il Sole 24 Ore, 5 maggio 2019)

Ma  oggi lo Stato non sarebbe disposto a pagare in contanti: lo “sbilancio” che inevitabilmente produrrebbe imbarcare nuove attività non dotate di capitale dovrebbe quindi ripianarlo la Sga, con operazioni massicce di acquisto di crediti deteriorati dal compratore. Non solo degli almeno 3 miliardi di crediti deteriorati che la società presieduta da Alessandro Rive ra (lo stesso dg del Tesoro) si è già offerta di comprare a Carige. Qui la stima è un blocco che potrebbe arrivare a 10 miliardi, aggiuntivi, di esposizioni problematiche che l’acquirente privato toglierebbe dal suo bilancio a un prezzo il più possibile vicino a quello di mercato.

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