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La marcia indietro del governo sui professori «deportati»

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«Quella siglata oggi è un’intesa a favore della scuola. Abbiamo avviato un percorso di responsabilità e serietà», dice la ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli dopo la firma dell’accordo politico sulla mobilità dei docenti annunciata ieri dal MIUR. Ma non lasciatevi ingannare: si tratta di una palese marcia indietro dell’esecutivo che segna la sua sconfitta nella polemica sulla “deportazione” degli insegnanti, che pure il governo Renzi aveva difeso strenuamente con il risultato di perdere una marea di voti in un serbatoio elettorale storicamente fecondo per la sinistra. E così l’inesistente complotto degli insegnanti deportati al Nord alla fine vince.

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La marcia indietro del governo sui prof deportati (Corriere della Sera, 30 dicembre 2016)

Cosa è successo, quindi? La Buona scuola imponeva l’obbligo di permanenza triennale sulla stessa cattedra. Dopo, il prof si poteva trasferire negli «ambiti», da cui i presidi scelgono. Il nuovo accordo svincola per il 2107/18 i docenti dall’obbligo di permanenza triennale nella provincia e in una determinata scuola. Il prossimo anno i docenti potranno scegliere fino a 15 province dove vorrebbero insegnare, oppure 10 province indicando 5 scuole. Spiega il Corriere:

A partire dalla prossima primavera invece ogni insegnante di ruolo potrà subito chiedere di essere trasferito in un’altra scuola vicino a casa e indicare quale, fino a un massimo di 5 istituti: se non ci sarà posto per lui, avrà altre 4 possibilità. Inoltre potrà scegliere fino a 10 province (15 se non sceglie la scuola): se da Udine, ad esempio, non riuscirà a trovare una cattedra a Palermo, potrà indicare anche le province vicine. Questo significa che anche il prossimo anno scolastico, dopo quello in corso, vedrà un via vai di docenti su e giù per la Penisola. Il Miur ne prevede almeno 50 mila, per i sindacati saranno ben di più. E per la maggior parte c’è da aspettarsi che saranno viaggi dal Nord verso il Sud. D’altronde, lo scorso settembre sono state 200 mila le per sone che hanno usufruito della cosiddetta mobilità straordinaria, cioè la possibilità di chiedere un’assegnazione provvisoria di una cattedra per non doversi allontanare troppo da casa.
Il che, il primo giorno di scuola, si è tradotto in un caos con cattedre occupate da un avente diritto che però non si è presentato potendo restare vicino a casa. In molte classi d’Italia, nel giro di pochi mesi, sullo stesso posto si sono susseguiti anche 4 supplenti. «Non si smonta la legge 107 (la Buona scuola, ndr)» sottolinea però decisa la ministra Valeria Fedeli: «Quella siglata è un’intesa a favore della scuola, abbiamo avviato un percorso di responsabilità e serietà che mette al centro il funzionamento del nostro sistema di istruzione». L’obiettivo, spiega, «è il miglioramento delle condizioni della scuola, pensando a chi ci lavora e a chi la frequenta». E poi, «si tratta di una misura straordinaria, esclusivamente per la mobilità dell’anno scolastico 2017-2018: resta fermo infatti l’obiettivo prioritario, chiaramente indicato dalla 107, della continuità didattica».

Sarà. Intanto esultano i sindacati. L’accordo è stato firmato da Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, SnalsConfsal: «È frutto di un meticoloso lavoro di mediazione favorito anche dall’atteggiamento di attenzione e apertura al dialogo assunto dalla ministra Fedeli a partire dall’incontro del 22 dicembre». Per Pino Turi della Uil «nella 107 ci sono stati errori palesi, per fortuna il clima è cambiato e ora stiamo riavvicinando la teoria alla pratica».

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