La macchina del funky

Le bugie di Alfano sulle botte agli operai

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Carlo Bonini su Repubblica torna all’attacco del ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo il video di Gazebo sulle botte agli operai che ha smentito la ricostruzione del Viminale. La prima bugia di Alfano è quella che riguarda l’asserita (dalla polizia) intenzione del corteo di occupare la stazione Termini. Qui Alfano dice in Parlamento che la testa del corteo è in via Solferino. Questo è falso.

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La cartina della zona; la Stazione Termini si trova a sud est

Il corteo infatti non solo non si dirige o entra in via Solferino, ma, al contrario, piega sulla destra di piazza Indipendenza, per entrare in via Curtatone. Una «via limitrofa» che non conduce affatto «a piazza dei Cinquecento» (corre infatti in direzione esattamenteopposta), ma al ministero, dove gli operai intendono e dichiarano di andare. E dove — mostrano ancora le immagini televisive — dirigono per scelta e non perché «uno sbarramento della polizia» gli abbia ostacolato il passo in via Solferino.

Poi il ministro parla di un alt intimato al corteo senza successo e di una colluttazione fra forze dell’ordine e manifestanti. Come abbiamo visto nel video di Gazebo, c’è stato invece un ordine impartito (quel “Caricate” che si sente nel video di Gazebo).

Di questo nella relazione del ministro non c’è traccia, argomenta Bonini.

Anche perché questo significherebbe non solo ammettere un errore e doversene scusare, assumendone il peso politico. Significherebbe anche dover rispondere ad alcune domande. L’ordine di caricare è stata l’iniziativa di un singolo? Quali indicazioni avevano ricevuto i funzionari in piazza circa l’uso della forza? E da chi? Dal questore? Dal prefetto? E quali erano state le direttive di ordine pubblico che questore e prefetto avevano ricevuto dal ministro? Il 29 mattina si doveva cercare la cogestione pacifica della piazza o, al contrario, la prova di forza muscolare con Landini e gli operai?