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Ci sono due decreti sicurezza (e non si sa quale sia quello giusto)

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Il ministro Bonafede e il ministro Salvini hanno in mano due testi diversi del decreto sicurezza. Solo così si spiega quello che fa notare oggi Antonio Massari sul Fatto Quotidiano, ovvero che non si sa l’espulsione del richiedente asilo per pericolosità sociale con conseguente sospensione della richiesta di protezione internazionale arrivi dopo la condanna in primo grado, come dice il ministro della Giustizia, o dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, come sostiene il responsabile del Viminale:

Precisano che “l’intesa raggiunta al Consiglio dei ministri è questa”. Ovvero: sospensione ed espulsione solo in caso di condanna. E che, infine, il tutto procede “salvo intese”. interpellate fonti del Viminale la versione è diametralmente opposta: sul punto non sono previste intese, si procede con la semplice iscrizione nel registro degli indagati, a condizione della pericolosità sociale, e non c’è più nulla di discutere.

Che Bonafede sia convinto del contrario lo prova l’intervista rilasciata due giorni fa al Corriere, nella quale sostiene: “Abbiamo introdotto la sospensione dell’iter per l’asilo politico dopo una condanna in primo grado, cioè quando c’è un fumus abbastanza fondato di mancato rispetto delle regole. E io ho voluto evitare le espulsioni immediate e automatiche anche per una questione di certezza della pena”. Parole nette che consentono infatti al Corriere di titolare: “La norma ora è equilibrata. Ho voluto evitare le espulsioni automatiche”.

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Il punto è che le cose non stanno esattamente così. È vero che, accanto a questa ipotesi, nel nuovo testo del decreto è stata aggiunta – come dice Bonafede al Corriere– quella della condanna in primo grado. Ma dal testo – per quanto risulta al Fatto- non è mai stata “eliminata” l’altra. Che per altro non riguarda reati gravi come il terrorismo ma anche – per fare un esempio – la violenza a pubblico ufficiale. E non si tratta di una sfumatura.

PERCHÉ PUÒ ACCADERE che il richiedente asilo sia poi archiviato, o assolto in primo grado, o in appello e persino in Cassazione. Nel frattempo – per reato mai commesso – sarà stato comunque espulso e, per far riaprire la sua pratica,come previsto dalle nuove norme, dovrà attendere un paio d’anni nella migliore delle ipotesi.

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