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L’accusa del ministero ad Autostrade

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La procedura di controllo di Autostrade per l’Italia è inadatta a prevenire i crolli e insufficiente per la stima della sicurezza. La Commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture nelle conclusioni della relazione sul crollo del ponte Morandi sul viadotto Polcevera va all’attacco del concessionario e fornisce così materiale spendibile in sede giudiziaria e politica contro i Benetton.

L’accusa del ministero ad Autostrade

E l’accusa non è solo quella. A parte l’inadempimento degli obblighi manutentivo-conservativi dell’opera, “la responsabilità contingente più rilevante consiste nel fatto che, nonostante tutte le criticità sopra evidenziate, la Società Concessionaria Aspi non si sia avvalsa, nel concreto, dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto di cui al combinato disposto dell’art. 6 comma 4 lett. a) e del successivo comma 6 del Codice della strada ”, accusa la commissione. Aspi aveva tutti gli elementi di conoscenza a disposizione per chiudere o limitare il traffico sul viadotto. Il viadotto Polcevera si è ammalorato negli ultimi 25 anni, è il ragionamento della relazione, senza che Autostrade sia intervenuta in maniera significativa. Il Fatto Quotidiano scrive in un articolo a firma di Giorgio Meletti:

Le misure adottate daAspi ai fini della sua prevenzione erano inappropriate e insufficienti considerata la gravità del problema.

1) La presenza, accertata nelle ispezioni visive, di alcuni cavi rotti sulle travi degli impalcati tampone, indicava che il tempo di esposizione alla corrosione, per questi elementi strutturali, era stato sufficiente a determinare la rottura di cavi.

2) Nelle ispezioni visive erano stati individuati i cavi rotti. Questo inequivocabile segnale d’allarme, considerata la struttura, non ha tuttavia fatto sì che venisse estesa l’ispezione a tutti i cavi, né fatto adottare adeguati provvedimenti prudenziali”.

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Il piano per la demolizione del ponte Morandi sul viadotto Polcevera (Corriere della Sera, 25 agosto 2018)

E i conti in tasca ai Benetton sono impietosi:

“All ’interno dell’importo totale dei lavori strutturali, pari a 24.610.500 euro, si nota che il 98 per cento dell’impor to è stato speso prima del 1999 (anno della privatizzazione di Autostrade); dopo il 1999 è stato speso solo il 2 per cento di questo importo; l’investimento medio annuo è stato pari a 1,3 milioni di euro nel periodo 1982-1999”

“L’investimento medio annuo è stato invece pari a 23 mila euro circa nel periodo 1999-agosto 2018. (…) L’investimento medio annuo nel periodo 1999-agosto 2018, per interventi non strutturali”(di versi cioè dagli interventi strutturali e relativi a barriere spartitraffico, con aumento di carico senza corrispondenti rinforzi, e passerelle) è stato pari a 423 mila euro circa, per un totale, nel periodo, di 8,7 milioni di euro circa”.

L’accusa, messa nero su bianco, è che la società ha risparmiato sulla manutenzione ordinaria per poter fare domani molta manutenzione straordinaria a costi certamente più alti, “con speculare maggiore remuneratività, passando gli interventi dal quadro di previsione F1 al quadro F2 ovvero al paragrafo C2 tratto 2 previsto nel piano economico finanziario (significa passare da lavori a carico del concessionario a interventi straordinari scaricati sugli automobilisti attraverso i pedaggi, ndr). Ne discende, come logico corollario, una massimizzazione dei profitti utilizzando a proprio esclusivo tornaconto le clausole contrattuali”.

EDIT: “Gli interventi di manutenzione straordinaria non concorrono in alcun modo a determinare aumenti tariffari”. Lo precisa Autostrade per l’Italia in relazione a quanto riportato da alcuni organi di informazione sul contenuto della relazione della Commissione d’inchiesta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Chiunque può verificarlo direttamente, leggendo il testo della Convenzione di Autostrade per l’Italia pubblicato sulla homepage del sito Internet della società” avverte Aspi in una nota. La società spiega che “gli interventi di manutenzione straordinaria rientrano, infatti, nella più ampia voce ‘Altri Investimenti’ di cui all’art. 2 comma 2 lettera C della Convenzione e sono definiti come interventi di “ammodernamento e rinnovo della rete in concessione”. In particolare, prosegue la nota di Aspi, “all’interno della voce ‘Altri Investimenti’ rientrano sia gli interventi di tipo evolutivo, quali il retrofitting del viadotto Polcevera, che gli interventi di cui al Capitolo F2 identificati come iniziative di modesta entità. Tutti gli interventi di cui al Capitolo ‘Altri Investimenti’ sono investimenti capitalizzati, ma non soggetti ad alcuna remunerazione”. “Ogni interpretazione che attribuisca ad Autostrade per l’Italia la decisione di aver risparmiato sulla manutenzione ordinaria del viadotto Polcevera per trarre arricchimento dall’aumento delle tariffe attraverso l’incremento della manutenzione straordinaria, dunque, è assolutamente falsa e tendenziosa” conclude la nota della società.

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