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Le bufale di Bonafede sul rapporto tra Consip e riforma delle intercettazioni

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Il decreto Milleproroghe approvato ieri dal Consiglio dei Ministri ha bloccato l’entrata in vigore della riforma della giustizia voluta dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando. Ieri in conferenza stampa il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha spiegato che «la riforma Orlando era stata scritta con l’intento di impedire ai cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati». Secondo l’esponente del MoVimento 5 Stelle la riforma della giustizia voluta dai precedenti governi è stata fatta «in concomitanza col caso Consip» perché «ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato qualcuno del Pd tendeva a tagliare la linea. L’intento era quello di evitare ai cittadini di ascoltare i politici e si vede dal contenuto della norma».

La riforma Orlando, annunciata nel 2014

Concetti che il ministro ha ribadito anche in un’intervista concessa a Repubblica dove ha spiegato che quella sul rapporto tra riforma della giustizia e le indagini che hanno visto coinvolti esponenti del PD non è una sua opinione personale, ma «una constatazione vera e propria. Basta mettere in fila i fatti di cronaca da una parte e i lavori parlamentari dall’altra. E unire i punti..». Che il MoVimento 5 Stelle abbia sempre avversato (non da solo) la riforma delle intercettazioni è cosa nota. Ma che si possa addirittura seguire un filo rosso che va dall’esplosione del caso Consip alla riforma Orlando è un’ipotesi che mettendo in fila i fatti di cronaca non sta in piedi.

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Andiamo con ordine. Il governo Renzi si insedia il 22 febbraio 2014. Il 30 giugno dello stesso anno Andrea Orlando presenta le linee guida della riforma annunciando l’avvio di una consultazione (proprio come ha dichiarato di voler fare Bonafede). Tra i dodici punti della riforma c’è già, nel 2014, quello che riguarda il sistema delle intercettazioni con il diritto all’informazione e tutela della privacy. Il caso Consip, che secondo Bonafede avrebbe condizionato l’iter della riforma, invece sarebbe esploso quasi tre anni dopo.

I fatti che smentiscono la ricostruzione di Bonafede

A far notare la discrepanza tra le date è stato proprio il predecessore di Bonafede, che ha rimandato alla timeline della riforma della Giustizia pubblicata sul sito del Ministero. Si potrà pensare magari che nessuno si fosse all’epoca accorto della proposta di riforma delle intercettazioni. Non è così. Fin da subito quella parte della riforma del processo penale è stata bollata come legge bavaglio. Per scoprirlo basta, di nuovo, mettere in fila i fatti. Ci sono decine di articoli di giornale ad esempio del 2015, quando Orlando spingeva per far approvare il DDL, che parlano del bavaglio alle intercettazioni e ai giornali.

Ne hanno parlato, giusto per citarne alcuni, La Repubblica, La Stampa e il Fatto Quotidiano. Era il 2015 e il caso Consip non era ancora esploso sui giornali che non avevano ancora dato notizia delle intercettazioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Si dovrà aspettare il 21 dicembre del 2016 quando Marco Lillo sul Fatto Quotidiano svelò per primo il contenuto dell’indagine e il coinvolgimento di Tiziano Renzi e del ministro Luca Lotti, esponente di punta del cosiddetto Giglio Magico. L’approvazione alla Camera della riforma del processo penale risale al 23 settembre 2015 (per l’approvazione del Senato si dovrà aspettare il marzo del 2017 e per l’approvazione definitiva del Parlamento il giugno del 2017).

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Nel frattempo la riforma non era ancora stata approvata in via definitiva. E nonostante gli sforzi per applicare il bavaglio già diversi mesi prima del caso Consip vennero pubblicate (inizio 2016) le intercettazioni tra l’ex compagno della ministra Federica Guidi, che porteranno successivamente alle sue dimissioni. La riforma del processo penale sarà invece approvata in via definitiva il 23 giugno 2017. Ora questi fatti, noti alla stampa che ha seguito le vicende, dovrebbero essere noti anche al ministro Bonafede, che in quello stesso lasso di tempo sedeva sui banchi del Parlamento. Ancora più difficile sostenere che la riforma Orlando sia servita al PD per “silenziare” in qualche modo le notizie sull’inchiesta Consip.

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