Cultura e scienze

Il blocco degli esami universitari

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La commissione di garanzia ha detto sì. E quindi arriverà nella sessione che si apre il 28 agosto, segnando un inedito autunno caldo negli atenei, lo sciopero dell’università che provocherà il blocco degli esami. A incrociare le braccia saranno i professori con uno sciopero proclamato dal basso, che ha scavalcato i sindacati. Dunque chi aderirà farà saltare il primo appello d’esame fissato nella sessione che parte dopo la pausa estiva e si chiude il 31 ottobre. Della vicenda parla oggi Repubblica:

«Confidiamo in un’adesione ben più che massiccia», dichiara Carlo Ferraro, decano al Politecnico di Torino, anima della mobilitazione. Sono 5.444, poco più del dieci per cento degli accademici, i docenti e i ricercatori di 79 università ed enti di ricerca che hanno firmato la lettera di proclamazione dello sciopero prima ancora di sapere se fosse possibile farlo.
Ora l’autorità per gli scioperi ha dato il suo beneplacito, dopo un incontro a fine luglio con i rappresentanti del Movimento per la dignità della docenza universitaria, del Miur e della Conferenza dei rettori. Ed è partito il tam tam tra gli atenei, con riunioni fissate questa settimana per diffondere le ragioni di una protesta che ha acceso il dibattito. Gli studenti chiedono di non essere danneggiati, anche perché sapranno all’ultimo se salta una finestra per dare l’esame.

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Avevamo parlato dello sciopero e delle sue motivazioni qualche tempo fa. Oggi ne parla anche Repubblica:

La Flc-Cgil lancia invece un appello per una mobilitazione più ampia. «Conosciamo bene i malanni dell’università, intanto partiamo da qui. Poi allargheremo il campo di battaglia», replica Ferraro. Tra i professori la discussione è accesa, c’è chi teme uno sciopero corporativo visto che le motivazioni riguardano gli stipendi.
Il nodo sta nel blocco degli scatti stipendiali per i dipendenti pubblici (tranne i magistrati) per cinque anni dal 2011. Da gennaio 2015 sono stati sbloccati nel pubblico impiego con la sola eccezione degli universitari, che se li sono visti riconoscere dal 2016. In più è mancato il riconoscimento ai fini giuridici, con conseguenti effetti sulla pensione, del quadriennio 2011-2014. Di qui lo sciopero, che in realtà segna un malessere più diffuso, accumulato per anni dagli accademici.

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