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Bisogna spiegare a Marco Travaglio una differenza importante tra Zingaretti e Muraro

marco travaglio

Nell’editoriale “Il segreto di Zingarella” pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio si chiede se ci sia stata disparità di trattamento «fra chi da due anni si ritrova su giornali, tv e siti sotto le insegne poco onorevoli di Mafia Capitale, e i 116 che ci sono finiti solo ieri, con spazi ben più ridotti e sotto titoli molto meno infamanti che li associano a una richiesta di archiviazione». La risposta, secondo Travaglio, è sì. I riferimenti sono a Gianni AlemannoNicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio che viene citato successivamente, e Paola Muraro, assessora all’Ambiente della Giunta Raggi. Travaglio spiega che la disparità è in parte spiegabile in base alle regole del sistema penale, visto che Zingaretti non ha ricevuto l’avviso di garanzia (come detto dalla procura di Roma) e quindi la sua indagine non è diventata pubblica, mentre la Muraro ha chiesto con il 335 l’attestazione di eventuali indagini e per questo ha saputo di essere indagata. In base a questo ci sarebbe una disparità di trattamento. Che andrebbe sanata o per iniziativa dei partiti, che dovrebbero chiedere di esibire il certificato penale ai propri esponenti, o per iniziativa della procura, che dovrebbe “dare accesso agli indagati anche alla stampa, almeno quando si tratta di personaggi pubblici, così si sa tutto di tutti“. Ma Travaglio, nel sostenere la sua tesi, sembra dimenticare tutta una serie di circostanze che riguardano i due casi. Che non ne fanno per niente due casi simili. Sostiene Travaglio:

Qual è il problema? Da tre mesi la Muraro (e con lei la Raggi),per una notizia chiesta, saputa e comunicata da lei stessa, viene lapidata dai media manco fosse Totò Riina. Il suo nome viene continuamente accostato a Mafia Capitale, anche se la Procura ha già smentito qualunque legame. Soprattutto dopo che il premier Renzi ha calunniato lei e la Raggi, dicendo che “la svolta dei 5 Stelle a Roma è stata dare i rifiuti in mano a Mafia Capitale”.

In primo luogo qui Travaglio virgoletta Renzi mettendogli in bocca una frase che il premier non ha detto, accusandolo di aver calunniato (diffamato, semmai) Muraro e Raggi. Bisogna dire che la frase autentica di Renzi non è molto lontana dalla sintesi virgolettata di Travaglio, ma ne andrebbe spiegato il senso. La frase di Renzi è questa: «Pensate che avrebbero detto se Muraro fosse del Pd? In fondo la svolta della Raggi è dare la gestione dei rifiuti a un donna collegata totalmente a Mafia Capitale, a quelli che c’erano prima». A cosa si riferisce Renzi? Intanto, il “totalmente” è inopportuno (e in effetti potenzialmente diffamatorio) visto che la Muraro (ovvero, la donna a cui si riferisce Renzi) non è “totalmente” collegata a Mafia Capitale. Ma Renzi, che aggiunge anche un “quelli che c’erano prima“, si sta riferendo a Giovanni Fiscon e Franco Panzironi. Fiscon ha chiesto il rito abbreviato per ottenere uno sconto della pena in un processo legato all’inchiesta di Mafia Capitale. Franco Panzironi è attualmente sotto processo per Mafia Capitale. Per entrambi, come hanno scritto tanti giornali tra cui il Fatto, c’è in atto un’indagine per abuso d’ufficio in concorso con Paola Muraro per le consulenze dell’AMA. La frase di Renzi, come direbbe Travaglio se si parlasse di Schifani a Che tempo che fa, è, a parte quel “totalmente”, esatta. Per lo meno in base a quanto ha scritto il Fatto.
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Andrebbe poi segnalato che Travaglio dice che la notizia dell’indagine su Paola Muraro è stata “chiesta, saputa e comunicata da lei stessa”. Comunicata a chi? Se Travaglio intende comunicata alla sindaca Virginia Raggi, sì. Se Travaglio intende che la Muraro ha comunicato all’opinione pubblica della sua indagine, si sbaglia. Perché la notizia dell’indagine nei confronti di Paola Muraro (che va avanti dal 6 aprile, da prima che la Raggi la prendesse in considerazione come assessora all’ambiente su proposta di Vignaroli) è stata comunicata in commissione Ecomafie per necessità legate all’audizione dal presidente Bratti e non da Paola Muraro. Se la Muraro non fosse stata convocata non avremmo saputo nulla dell’indagine perché lei ha continuato a ripetere ai giornali di non sapere di indagini a suo carico. In più Travaglio, come ha giustamente ricordato qualche tempo fa in tv proprio al premier Renzi, ha chiesto le dimissioni della Muraro proprio per aver mentito all’opinione pubblica (e in due occasioni, al Fatto Quotidiano) nelle molte interviste rilasciate sul tema, sostenendo di non essere a conoscenza di indagini nei suoi confronti. Ora, delle due l’una: o la Muraro non ha comunicato alcunché, o Travaglio per comunicazione intende che la Muraro ha fatto sapere (a fine luglio, dopo il 335) alla Raggi di essere indagata, cosa che la sindaca NON ha comunicato all’opinione pubblica. Senza contare che questa comunicazione (mancata) riguarda presunti reati ambientali e non l’abuso d’ufficio, che l’assessora non ha mai “comunicato” (per quel che si sa nemmeno alla Raggi) anche perché ufficialmente non ne è a conoscenza. Dopo aver segnalato queste piccole, trascurabili differenze tra il racconto sintetico di Travaglio e la realtà, passiamo invece a notare se c’è qualche piccola, trascurabile differenza tra la vicenda di Zingaretti e il suo racconto sintetico da parte di Travaglio. Ce ne sono? Sì, ce ne sono. Sostiene Travaglio:

Intanto due alti esponenti del Pd, il governatore del Lazio e il presidente del Consiglio regionale, erano e sono indagati proprio per Mafia Capitale, con ipotesi di reato molto più gravi (corruzione il primo, turbativa d’asta il secondo). Ma nessuno lo sapeva né ha mai scritto un rigo.Se il Pd facesse come i 5Stelle, Zingaretti e Leodori avrebbero saputo tutto e l’avrebbero comunicato ai vertici. E i giornalisti scatenati per mesi all’inseguimento di Raggi, Taverna,Di Maio, Di Battista & C. avrebbero dovuto fare altrettanto con Renzi, Boschi, Orfini e Serracchiani: “Lei sapeva? E da quando? E perché non ha detto né fatto nulla? Un indagato per Mafia Capitale non si deve dimettere? Ma allora siete come gli altri?”. Invece la notizia esce solo adesso, in trafiletti invisibili, dove il fatto non è Zingaretti indagato, ma Zingaretti scagionato.

Travaglio sostiene che Zingaretti è indagato per Mafia Capitale. Il suo è un eccesso di sintesi, sicuramente involontario. L’inchiesta Mafia Capitale è infatti quella partita con l’inchiesta Mondo di Mezzo, divenuta pubblica il 2 dicembre 2014, «che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 101 persone e all’arresto di 37, 29 delle quali già in carcere, per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio di denaro e altri reati». Per quella inchiesta ci sono rinvii a giudizi, processi già conclusi, qualche assoluzione. Da cosa nasce l’indagine su Zingaretti per cui ieri la procura ieri ha chiesto l’archiviazione? Come abbiamo segnalato ieri, ma soprattutto come scrive oggi Antonella Mascali sul Fatto:

Il governatore Zingaretti, come altri indagati, è finito sotto accusa per le dichiarazioni di Buzzi (dal carcere, ndr) ma, scrivono i magistrati, “le indicazioni fornite sono apparse sospette e ancorate a una precisa strategia difensiva” per essere scagionato dall’accusa di associazione mafiosa. In merito a Zingaretti, Buzzi aveva raccontato presunti versamenti a un suo stretto collaboratore per finanziare la campagna elettorale e per una gara legata all’acquisto della sede della Provincia di Roma. L’accusa di turbativa d’asta è connessa alla gara per il servizio Cup (centro unico prenotazioni sanitarie).

Insomma, Salvatore Buzzi, dal carcere, per discolparsi e per essere scagionato dall’accusa di associazione mafiosa – come ha scritto la procura e come ha riportato il Fatto, quotidiano di cui Travaglio è direttore – ha confessato, come spesso càpita ai falsi pentiti, i reati altrui e ha cominciato a incolpare un sacco di gente tra cui Zingaretti. Infatti lo stesso Travaglio, senza ricordare la motivazione della richiesta di archiviazione, lo premette:  «Zingaretti è indagato da mesi nel fascicolo Mafia Capitale per due presunte corruzioni e una turbativa d’asta, in seguito ad accuse di Salvatore Buzzi che non avrebbero trovato riscontri». Era segreto, quanto detto da Buzzi a proposito di Zingaretti? A leggere il Fatto del 5 agosto 2015, no:
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Ora che abbiamo capito come e perché Zingaretti è stato indagato, non possiamo che effettuare un parallelismo tra quello che è successo al governatore e quello che è successo a Virginia Raggi. L’attuale sindaca di Roma venne indagata per la questione delle consulenze alla ASL di Civitavecchia (rivelata da Marco Lillo e dal Fatto) in base all’esposto di un avversario politico e ne venne data notizia l’ultimo giorno di campagna elettorale attraverso un giornale apertamente schierato per il concorrente. Una porcata. Zingaretti venne indagato in base alle dichiarazioni di una persona in carcere, convinta di essere dentro a causa di un complotto politico, che voleva vendicarsi trascinando con sé nel fango più gente possibile. La storia di Zingaretti un po’ somiglia a quella della Raggi. Poco somiglia però la sua vicenda rispetto a quella di Gianni Alemanno, per il quale è caduta l’accusa di associazione mafiosa per iniziativa della procura, ma rimangono in piedi le accuse di corruzione e finanziamento illecito. Accuse che sono il risultato di indagini non nate in base alle dichiarazioni di Buzzi in carcere.  Di certo non somiglia per niente a quella di Paola Muraro. All’assessora è infatti capitato di essere indagata per reati ambientali dal 6 aprile, quindi prima che diventasse assessora (prima che la Raggi vincesse le elezioni, per la precisione). Quindi l’indagine nei confronti della Muraro non rientra nella casistica “avversario politico mi denuncia, quindi sono sotto indagine” semplicemente perché all’epoca (il 6 aprile) Fortini, che ha presentato in tempi ancora precedenti (e in successivi) esposti nei confronti della gestione dell’AMA, non sapeva – e non poteva saperlo, visto che come dice il deputato Vignarolisono stati visionati una quindicina di nomi prima di quello della Muraro” – che la Muraro sarebbe diventata assessora M5S. Proprio per questo si salta dalla sedia quando si legge la frase successiva di Travaglio:

Se il Pd facesse come i 5Stelle, Zingaretti e Leodori avrebbero saputo tutto e l’avrebbero comunicato ai vertici. E i giornalisti scatenati per mesi all’inseguimento di Raggi, Taverna,Di Maio, Di Battista & C. avrebbero dovuto fare altrettanto con Renzi, Boschi, Orfini e Serracchiani

Perché Travaglio dice che Zingaretti avrebbe dovuto comunicare l’indagine ai vertici, e sarebbe scattata la caccia dei giornalisti. Lo fa perché sottintende una falsità: quando Raggi ha comunicato “ai vertici” che la Muraro era indagata, i “vertici” del M5S si sono tenuti la notizia per sé e non l’hanno comunicata ai giornalisti, nella famosa vicenda di Giggino Di Mail (a Travaglio piacciono un sacco i giochi di parole). Non è grazie ai vertici del M5S che si è saputo dell’indagine su Muraro. E quindi se fosse andata come nel caso Muraro non sarebbe scattata nessuna caccia nei confronti di Renzi, Boschi, Orfini e Serracchiani. Per far scattare la stessa caccia ci sarebbe voluta anche un’audizione in commissione Ecomafie, o qualcosa di simile. C’è stata perciò disparità di trattamento tra Zingaretti e Muraro perché i due casi si somigliano poco o nulla. Quindi la sua proposta si basa su una sintesi un po’ brutale e su una falsa ricostruzione storica di quanto accaduto, casualmente favorevole al M5S. Per il quale ultimamente il direttore del Fatto sembra un pochino tifare. Ma questo, direbbe lui, è “Il segreto di Travagliella“.
EDIT: il riferimento iniziale ai “due anni” è un richiamo ad Alemanno; in una precedente versione dell’articolo non lo avevo considerato; lo aggiungo (grazie alla segnalazione di Massimo Bordin su Facebook).

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