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Il bimbo decapitato dagli amici degli USA

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In Siria un bambino, pare di appena undici anni, è stato decapitato da un membro di Harakat Nour al-Din al-Zenki (HDZ), un gruppo di ribelli che fino a qualche tempo fa erano sostenuti e armati dagli Stati Uniti. L’atroce delitto è avvenuto nella città di Handarat, vicino ad Aleppo. La brutale esecuzione, avvenuta sul cassone di un pick-up è stata filmata e diffusa su Internet. La vittima era stata precedentemente ferita e aveva una flebo infilata nel braccio, segno che forse i ribelli la stavano tenendo in vita.
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L’esecuzione di un bambino accusato di combattere con il nemico

I due filmati sono comparso su Internet martedì. Il primo mostra  sei “ribelli moderati” di HDZ con il prigioniero appena catturato ma ancora in vita. Il ragazzino è accusato di essere al soldo delle milizie palestinesi di Liwa  Al-Quds (e lo stesso ragazzino sarebbe di origine palestinese anche se proveniente, pare, da Homs) che combattono a fianco del regime siriano di Bashar Al Assad. Per questo crimine viene barbaramente ucciso da un uomo che gli taglia la gola. Nel secondo video invece si vede un uomo tagliare la gola al bambino.


Secondo il giornalista e reporter siriano Naman Tarcha l’uomo che ha materialmente portato a termine l’omicidio a sangue freddo si chiama Mateen Alnahlawi.
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Sarebbe lui ad aver inferto il colpo mortale al bambino, del quale non è ancora stata resa nota ufficialmente l’identità ma che pare essere stato identificato con il nome di “Abdullah Issa“. Dopo aver tagliato la testa al “nemico” il combattente mostra la testa del ragazzino in segno di vittoria.
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Secondo alcuni siti islamisti la vittima avrebbe invece tra i 19 e i 20 anni anche se nelle foto “sembra molto più giovane”. Nel frattempo Harakat Nour al-Din al-Zenki ha rilasciato un comunicato dove condanna il gesto dell’omicida dicendo che “sarà sospeso” dal servizio.

Bambini soldato e i finanziamenti di USA e Arabia Saudita

Questo episodio di cronaca rivela tutta la violenza di una guerra che in Siria dura da quasi cinque anni. Una guerra dalla quale centinaia di migliaia di persone stanno scappando, alcune tentando di trovare rifugio in Europa. Ma c’è dell’altro, se la minore età della vittima fosse confermata ci troveremmo nuovamente di fronte ad un caso di minore reclutato da una delle fazioni in lotta in Siria. In un report di 31 pagine pubblicato nel giugno 2014 e intitolato “Maybe We Live and Maybe We Die” l’organizzazione Human Rights Watch ha preso in esame 25 casi documentati di minori utilizzati dai gruppi armati di combattenti in Siria (tra cui anche l’ISIS). La pratica di reclutare bambini è iniziata pochi mesi dopo l’inizio del conflitto siriano nel 2011. Il numero di bambini soldato è sconosciuto, i ruoli ricoperti vanno dal supporto logistico fino alla partecipazione ad azioni di combattimento dove vengono utilizzati anche come scudi umani, come riferisce Foreign Policy. Nel giugno del 2014 il Violation Documenting Center ha documentato 194 casi di bambini “non civili” (ovvero combattenti) uccisi nei combattimenti a partire dal settembre 20111. I motivi per cui i bambini intervistati da Human Rights Watch sono entrati a far parte di una delle fazioni in lotta sono i più vari: alcuni lo hanno fatto dopo essere stati torturati dalle forze governative, altri per seguire i maschi della propria famiglia, altri ancora perché le loro scuole sono state chiuse:

In alcuni casi, i gruppi armati antigovernativi hanno reclutato i bambino direttamente dai campi per rifugiati o dai paesi confinanti, e naturalmente anche nella stessa Siria. Un ragazzo di 17 anni ha raccontato di essere ritornato in Siria per combattere a 16 anni dopo aver ascoltato diversi sermoni che incoraggiavano i frequentatori delle moschee di Tripoli (in Libano) ad andare a combattere la jihad in Siria.

É bene sottolineare che tutte le fazioni che hanno partecipato agli scontri hanno, ad un certo punto, iniziato a reclutare e ad impiegare bambini soldato. Ma quello che fa l’ISIS è diverso: secondo quanto riporta Syria Deeply esisterebbe a Raqqa un campo di addestramento dove i ragazzini vengono addestrati non solo alle tecniche di combattimento ma anche come decapitare un ostaggio. Altre organizzazioni terroriste come Boko Haram hanno usato bambini come kamikaze facendoli esplodere all’interno di mercati o aree popolate da civili. C’è poi il problema di chi finanzia i ribelli, come detto Harakat Nour al-Din al-Zenki fino a qualche tempo fa ha ricevuto armi e sostegno dagli USA, almeno fino a dicembre 2014 come riferisce Buzzfeed. Fino a quel momento sembra che almeno un migliaio di combattenti di Zenki abbiano ricevuto finanziamenti dagli Stati Uniti. Il gruppo era anche finanziato da Regno Unito e Arabia Saudita che del resto non ha mai nascosto le sue intenzioni a sostenere le milizie sunnite che combattono Assad. Eppure nel pantano siriano era noto che le milizie di HDZ non fossero in buoni rapporti con il Fronte Al-Nusra, storico alleato di Al Qaida. Nella sanguinosa battaglia per la conquista di Aleppo le forze di Al-Nusra hanno ottenuto anche il sostegno delle milizie irachene addestrate dagli Stati Uniti per combattere l’ISIS in Iraq. Sono state infatti le brigate di Al-Nusra la forza principale che ha consentito di scacciare l’ISIS da Aleppo, successivamente però Al-Nusra ha scatenato un’offensiva contro le forze russe e iraniane che sono intervenute in Siria a sostegno di Assad. La situazione è maggiormente complicata dal fatto che le stesse milizie che gli USA hanno addestrato per pacificare l’Iraq in Siria in alcuni casi hanno attaccato le forze che gli USA hanno finanziato per deporre Assad.