La macchina del funky

Beatrice Lorenzin candidata sindaco di Roma?

adozioni gay lorenzin porta a porta

Matteo Renzi starebbe pensando a Beatrice Lorenzin come candidata sindaca di Roma e a un’alleanza con il Nuovo Centro Democratico per le elezioni prossime. Lo scrive oggi Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera:

Insomma, per il premier quella di ieri è stata una giornata difficile. Eppure Renzi sta già pianificando la sua strategia elettorale. A Roma come a Milano. Niente accordi preventivi con Sel, come in passato: alle amministrative, secondo le sue intenzioni, dovrebbe debuttare il nuovo Pd. Che a Milano dovrebbe avere il volto di Giuseppe Sala e nella Capitale potrebbe avere quello della ministra della Sanità, la ncd Beatrice Lorenzin. Dunque la caccia all’elettorato di centro è aperta. Le elezioni di giugno, in alcune città italiane, potrebbero quindi servire a lanciare il Pd di rito renziano, che guarda anche a nuove alleanze.
E il referendum consultivo, che seguirà dopo qualche mese, potrebbe servire a cementare questo nuovo schieramento: i comitati per il «sì», che saranno numerosi e sparsi in tutta Italia e che raccoglieranno tutte le forze politiche favorevoli alla riforma costituzionale, dovrebbero essere la fucina in cui forgiare la coalizione che scenderà poi in campo alle elezioni politiche. Questi sono i piani di palazzo Chigi per il futuro, ma ora c’è il presente da affrontare. E per farlo occorre che oggi a Roma 25 consiglieri comunali si dimettano.

ignazio marino 1
Vignetta di Bobo Artefatti

La partita di Roma quindi sarebbe risolta con una soluzione che più politica non si può. Attraverso una replica della formula che vede già il Partito Democratico alleato con NCD nel governo nazionale, e interessato a coprire ulteriormente l’elettorato di centro. Come del resto anche le ultime scelte del governo in politica economica, quel “Meno tasse per tutti” che cominciava dall’imposizione sulla prima casa, sembravano anticipare. Intanto a Roma, scrive oggi Repubblica, se la passa male il commissario Orfini:

Il capo del governo vuole tenersi alla larga dal pasticcio, però. Tocca a Orfini ballare. Rientra instanza, azzanna alla giugulare i consiglieri in bilico. «I oposso anche saltare, ma qui saltiamo tutti. Non sono concesse defezioni».La questione non è tanto se dimettersi, ma assieme a chi. «Io con Alemanno non firmo», annuncia senze mezze misure il renziano Nanni. «Firmo anche con Belzebù, pur di mandare a casa Marino», ribatte Corsetti. «Intanto assicuriamoci gli altri sei consiglieri», propone Orfini. Dalle 18 in poi la caccia diventa spietata. Si scandaglia il consiglio con l’obiettivo di trovare sei firme “potabili”: «Intesa con chiunque, purché non abbiano governato con Alemanno». Un eletto di Centro democratico dice subito sì. Venti consiglieri, dunque. Un altro della lista Marino pure, e sono ventuno. Cosimo Dinoi, del Misto, promette ma poi si sfila. L’alfaniano Cantiani invece accetta: ventidue. L’ago della bilancia diventa Alfio Marchini, assieme al suo consigliere Alessandro Onorato. Il costruttore romano, in volo per Milano, prende tempo. Orfini lo pressa.« Forse non hai capito, io non so se domattina avrò ancora le mie diciannove firme. Dobbiamo andare in Comune anche stanotte». «Facciamo domattina alle sette», è la contro-proposta. Per tagliare il traguardo servono però altri due volenterosi: si valutano i due fittiani, che mai hanno governato con Alemanno.

Leggi sull’argomento: La Onlus Imagine e il nuovo giallo dell’indagine su Marino