La macchina del funky

Di Battista: «No critiche, solo complimenti»

alessandro di battista

Alessandro Di Battista rilascia oggi un’intervista al Fatto Quotidiano in cui fa riecheggiare uno dei leit motiv delle mammine pancine diventate famose con il Signor Distruggere su Facebook:

Qualcosa avrete sbagliato se avete perso, non pensa?
Io ho sempre fatto autocritica, ma questa volta meritiamo solo complimenti. E vanno innanzitutto a Luigi Di Maio. La pensano tutti così nel Movimento? Qualcuno potrebbe presentarvi il conto. Oggi (ieri, ndr) ero alla Camera, e tra i nostri ho respirato solo soddisfazione.
Ora come si riparte?
Convincendo gli astenuti ad andare a votare, e insistendo sul l’autonomia di governo. Bisogna andare da soli, facendo capire ai cittadini che i partiti hanno bisogno dei pacchetti di voti “contaminati ”, ma poi devono sottostare ai ricatti politici.

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Poi Di Battista si esibisce in una doppia capriola con passo carpiato sul caso di Nicola Zingaretti, che ieri i 5 Stelle hanno cominciato ad attaccare per l’iscrizione nel registro degli indagati per falsa testimonianza:

Voi e il Pd passate il tempo a rinfacciarvi i reciproci avvisi di garanzia. È un qualcosa di deteriore, lo ammetta.
Noi abbiamo un codice etico, in base al quale una persona come Nicola Zingaretti, indagata per falsa testimonianza, non si potrebbe candidare a governatore del Lazio. Non è mica una condanna, è solo un accertamento. Certo che non è una condanna, ma esiste l’opportunità politica. Un’indagine così grave dovrebbe spingere Zingaretti a fare un passo indietro.
Il piano giudiziario è una cosa, quello politico è un altro.
Esiste il garantismo. Lo ripeto, noi gli indagati per certireati nonlicandidiamo. Non si può aspettare la magistratura per fare pulizia.

Nella risposta Di Battista riesce a dire una cosa molto divertente: secondo lui Zingaretti dovrebbe fare “un passo indietro” – da cosa? boh – perché è sotto indagine per falsa testimonianza. Il reato di falsa testimonianza, secondo il codice penale, prevede una pena da due a sei anni. Chiara Appendino è indagata in un’inchiesta per falso: la pena prevista è da uno a sei anni. Il falso ideologico di Virginia Raggi  è un reato che viene punito con una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione. Sempre la Appendino è indagata in un’inchiesta in cui i protagonisti rischiano fino a dodici anni di carcere.

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