Opinioni

Back to the past

Dopo 6 mesi son tornato a Firenze. Il lockdown aveva sorpreso me e la mia famiglia a Levanto. Proiettati per quasi mezzo anno da una città internazionale e fascinosa come Firenze ad un piccolo borgo. Eppure l’altro ieri quando abbiamo lasciato Levanto, quando siamo tornati a casa, abbiamo avvertito che stavamo lasciando un pezzetto di cuore là. Ieri mattina, mentre camminavo per la città, stavo pensando che il lockdown ha, in un certo senso, anticipato quale sarà il trend negli anni a venire. La copertura wi-fi del territorio nazionale, lo smartworking, le macchine elettriche a guida autonoma renderanno molto più appetibile vivere in piccoli borghi. Perché stare in una squallida periferia di una grande città quando si può lavorare, guadagnare, avere la propria vita sociale in un piccolo borgo dove la vita è tranquilla e senza criminalità? Dove si può lasciare la porta di casa aperta senza avere paura di incontrare un balordo? I vecchi borghi, finalmente, ritorneranno a vivere.

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Ma questo lockdown prolungato ha permesso di vedere anche nel profondo del nostro animo. Forse sono riuscito ad intravvedere anche il futuro della mia vita. Fra 10 anni (con le leggi attuali) andrò in pensione. I 6 mesi a Levanto mi hanno fatto capire che ragionevolmente, una volta in pensione, ritornerò in Dipartimento solo sporadicamente. Questa è stata una sorpresa. Fino ad ieri ero convinto che non avrei mai voluto abbandonare l’aula. Sognavo di morire come il protagonista dell’Angelo Azzurro di Marlene Dietrich, sulla cattedra, ma adesso ho capito che sono cambiato., molto cambiato. Ho iniziato ad insegnare dal 1983….sono già 37 anni che insegno ininterrottamente..non voglio continuare a riavvolgermi come un nastro di un registratore impazzito. Sento la necessità fare qualcosa di nuovo, di diverso… tipo barman, il mitilicoltore, il pescatore di tonni, il minatore di bitcoins…ogni strada è possibile ma sono sicuro solo di una cosa, che voglio cambiare, che voglio mettermi alla prova su qualcosa di nuovo.

Ma non solo io sono cambiato, anche la Firenze post covid è molto cambiata. Anche lei cerca disperatamente di tornare alla vita spensierata del pre-Covid anche se le cicatrici rimarranno probabilmente per sempre. Quando ero passato a giugno, per un paio di giorni, il centro città era spopolato. Sembrava il day after. Gli unici che potevano muoversi, senza problemi di multe e sanzioni, erano i tossici e gli spacciatori. I pochi residenti erano chiusi e tappati a casa. L’atmosfera era più che surreale, quasi zombiesca. Adesso è cambiato molto. Per fortuna non abbiamo ancora (spero che non avremo più) la movida oscena dei turisti mordi e fuggi che stupravano le bellezze artistiche cittadine con il loro vociare inconsulto, con il loro alito avvinazzato, con il loro accalcarsi intorno a luoghi falsi costruiti per loro, per accontentare la loro idea stereotipata di città d’arte. Si mormora in città che abbiamo avuto perfino sindaci che si auguravano la proliferazione di kebab e pub in Piazza della Signoria e Piazza del Duomo ridotta a un suk. Non so se ciò corrisponda al vero, ma sicuramente non hanno fatto niente contro la chiusura dei negozi storici, contro lo spopolamento del centro, contro la proliferazione oscena di negozi di paccottiglie e di ristoranti turisti di bassissima qualità. Adesso, la città, senza le orde di turisti avvinazzati, finalmente respira e mostra il suo vero volto. Ieri mattina sono andato alla Badia.

La mattina cantano nella chiesa millenaria antichi canti gregoriani. Fra quelle vecchie mura, quegli antichissimi riti ci fanno capire che il tempo moderno è stata solo una illusione e una breve parentesi. Il tempo giusto per una città come Firenze è il MedioEvo, nient’altro che il MedioEvo. Niente è cambiato. Firenze è in realtà solo una illusione, solo una delle cento città cantate da Calvino nell’onirico racconto delle città invisibili. Il Futuro di Firenze è inevitabilmente il suo glorioso Passato. Niente e nessuno potrà mai modificare questa verità assoluta.
Camminando per le strade principali ho notato anche le ragazze fiorentine. Sono molto diverse da quelle di Levanto. Qui a Firenze ci sono molti più avvenimenti sociali, quindi è molto facile incontrare ragazze ben vestite, che danno l’idea di una attività costante in palestra, che sono in tiro e in competizione. Sono ragazze molto più sofisticate di quelle ruspanti di Levanto. E’ incredibile che non l’abbia notato prima. Forse ciò è successo perché prendevo questo comportamento come scontato. Dovevo stare 6 mesi fuori Firenze, in un paesino di quattromila abitanti, per accorgermene…sono proprio un pessimo osservatore della natura umana.

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".