Economia

Autostrade, Atlantia e la revoca della concessione ai Benetton

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La revoca della concessione ai Benetton non è ancora pronta. Il parere della commissione del ministero dei trasporti che doveva gestire la questione è arrivato sul tavolo di Danilo Toninelli venerdì pomeriggio, è stato protocollato come documento riservato e il ministro ha cominciato a studiarlo insieme ai suoi collaboratori più stretti. Un’analisi non agevole come ammette lo stesso Toninelli che, comunque, azzarda una prima conclusione «Il parere della commissione tecnica di esperti in supporto al mio ministero è complesso e molto ampio, ma quello che da una lettura sommaria possiamo iniziare a dire è che si evince un grave inadempimento da parte di Autostrade per l’Italia e questa è la base per andare avanti». Anche perché potrebbero esserci problemi:

La vicenda potrebbe costare allo Stato fino a 20 miliardi di euro, visto che l’articolo 9 della convenzione prevede, in caso di revoca, il pagamento a carico del concedente di una penale pari agli utili stimati fino al temine della concessione (il 2042). C’è chi sostiene come, in realtà, l’articolo di una convenzione decada a fronte di norme sovraordinate quale, ad esempio, quella del codice civile che in caso di dolo o colpa grave stabilisce la nullità di patti preventivi di esonero o limitazione del debitore.

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Autostrade e Atlantia (Corriere della Sera, 22 giugno 2018)

In ogni caso, con la eventuale revoca si aprirebbe un contenzioso lungo e imprevedibile negli esiti. Un assaggio c’è stato sempre ieri, con l’ennesimo botta e risposta tra Luigi Di Maio e Autostrade: «L’esperto di esplosivi – l’attacco del vicepremier – ha ammesso che già nel 2003 Autostrade gli chiese di demolire il Ponte Morandi, ma poi non se ne fece più nulla per i costi. È bene allora che i Benetton chiariscano anche questo passaggio».

La replica dell’azienda: «È un semplice studio di fattibilità per la sostituzione con un ponte a capacità raddoppiata. Ogni ipotesi che fosse correlato a problemi del Ponte Morandi, come pure che la scelta finale sia stata fatta sulla base di considerazioni economiche, è fantasiosa e pretestuosa».

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