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Augusto Minzolini salvato dal Senato

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Con 137 sì, 94 no e 20 astenuti, il Senato ha approvato un ordine del giorno presentato da Forza Italia che respinge la proposta presentata dalla Giunta per le Elezioni di dichiarare decaduto il senatore Augusto Minzolini, in applicazione della cosiddetta legge Severino, in seguito alla sentenza di condanna a due anni e sei mesi di reclusione per peculato, per l’uso indebito della carta di credito aziendale di cui aveva disponibilità come direttore del TG1.

Augusto Minzolini salvato dal Senato

“Tra il Pd e FI c’è stato di fatto un voto di scambio. I dem ieri hanno salvato Lotti per lo più uscendo dall’Aula e facendogli abbassare il quorum e loro oggi gli hanno salvato Minzolini che resta senatore di FI. E’ una vera vergogna. Hanno dimostrato di essere una Casta che vuole restare al di sopra della legge”, ha detto Mario Michele Giarrusso per il MoVimento 5 Stelle. Secondo l’accusa l’ex direttore avrebbe utilizzato in maniera impropria la carta che gli era stata fornita dall’azienda per le spese di rappresentanza, consegnando sì le ricevute ma senza giustificare il motivo delle spese per i pasti, per un importo di circa 65mila euro. “Minzolini era stato assolto dal tribunale di Roma in primo grado il 14 febbraio 2013 con la motivazione che non avesse consapevolezza di stare spendendo impropriamente denaro pubblico in quanto la stessa Rai gli aveva messo a disposizione la carta di credito che credeva una compensazione per l’esclusiva inserita nel contratto con la Rai. Era stato poi condannato dalla Corte d’Appello di Roma il 27 ottobre 2014. Da qui il ricorso in Cassazione presentato dal difensore dell’ex direttore, l’avvocato Franco Coppi. La somma è stata completamente rimborsata alla Rai.

La condanna a Minzolini per le carte di credito

“Le spese sostenute a partire dal 2009 con la carta di credito della Rai sono state solo in funzione del mio lavoro” ha spiegato Minzolini. Tra le spese contestate un weekend alle terme di Saturnia da 550 euro a notte in “grand suite”, con una tariffa scontata di un terzo rispetto al listino ufficiale (pochi giorni prima il direttore del centro termale era stato ospite del Tg1). E poi diversi viaggi in tutto il mondo, da Istanbul a Londra, da Praga a Marrakesh, dove il direttore fu ospite del re del Marocco. La storia comincia con le note spese delle carte di credito presentate nel consiglio di amministrazione della Rai da parte di Mauro Masi, che aveva assunto Minzolini come direttore del Tg1 dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni. Dalle note si scoprì che Minzolini aveva speso quasi lo stesso importo di presidente e direttore generale insieme. Raccontava all’epoca Carlo Tecce sul Fatto:

Il Fatto Quotidiano ha consultato un foglio di trasferta a nome di Minzolini: un fine settimana in provincia di Grosseto, tra agosto e settembre, nello sfarzo delle Terme di Saturnia Resort. Minzolini ha soggiornato in stanze “Grande suite”, il massimo offerto da un albergo esclusivo: “Dedicato a chi cerca sempre l’eccellenza, Terme di Saturnia Spa & Golf Resort riserva due “Grand Suite” di recente realizzazione. Eleganza, design e ricercatezza nei dettagli caratterizzano queste suite di 75 metri quadrati ciascuna, composte da un ampio salotto con sala da pranzo, camera da letto matrimoniale, due cabine armadio e due bagni in marmo e travertino”. Chissà se la Rai ha approvato la fattura di Minzolini, di certo il direttorissimo ha ricevuto un prezzo di favore: 550 euro a notte, un terzo di una tariffa a listino con bagni turchi e sauna.
“Il signor Minzolini ha usufruito di una tariffa speciale, pattuita con l’amministrazione. Sono strappi alle regole che difficilmente possono ripetersi”, dicono dall’albergo. L’ex squalo de La Stampa, famoso per le sue spiate a Montecitorio, stavolta ha chiuso un affare. Forse avrà influito un servizio mieloso sulle Terme di Saturnia, in onda il 20 aprile scorso all’interno del Tg1: “Un paradiso in cui ritrovare serenità e la giusta armonia, decisivo per avere un viso perfetto”.

Il 14 febbraio 2013 è stato assolto in primo grado dalle accuse di peculato perché «il fatto non costituisce reato». Il 27 ottobre 2014 la sentenza di primo grado è stata ribaltata dalla terza sezione penale della Corte d’Appello di Roma che ha condannato l’ex direttore del TG1 Minzolini (nel frattempo diventato senatore di Forza Italia) a 2 anni e sei mesi per «peculato continuato» con «interdizione dai pubblici uffici per l’intera durata della pena». Poi la Cassazione, e adesso la decadenza con la Severino. Fermata dal Senato a pochi mesi dalla fine della legislatura.