Fact checking

Un'indagine rivela che Ashley Madison era una gigantesca sagra della salsiccia

Cosa succede ora che gli hacker di Impact Team hanno pubblicato i dati sottratti ad Ashley Madison? Sicuramente una buona percentuale degli oltre trenta milioni di utenti ha qualcosa da temere da coloro che hanno iniziato a spulciare l’enorme database, un esempio è quello che è successo a Sheelah Kolhatkar di Bloomberg che ha ricevuto messaggi anonimi da parte di qualcuno che è riuscito a risalire a lei grazie ai dati dell’account creato su Ashley Madison per un servizio del 2011.

La mappa che mostra la distribuzione degli utenti in base al sesso, più il colore tende al rosso (>85%) maggiore è la percentuale di maschi
La mappa che mostra la distribuzione degli utenti in base al sesso, più il colore tende al rosso (>85%) maggiore è la percentuale di maschi. fonte: Malfideleco

IL PARADISO DEI FRUSTRATI
Ma c’è anche qualcosa d’altro, a fronte di 31 milioni (la cifra esatta è 31.343.429) di profili maschili registrati su Ashlely Madison esistono solo cinque milioni e mezzo (5.550.687) che corrispondevano ad utenti di sesso femminile. Insomma nel sito che prometteva, anzi garantiva (a pagamento) la possibilità di fare incontri extra-coniugali nella massima discrezione mancava la “materia prima”. La cosa non stupisce poi tanto, in fondo è cosa nota che non esistano donne sull’Internet e le poche che ci sono non passano certamente il tempo su siti come Ashley Madison. Gli iscritti al sito di sesso maschile avevano quindi ben poche possibilità di realizzare le proprie fantasie, il che probabilmente sposta di poco la questione morale riguardante il tradimento ma al contempo ci restituisce la vera immagine del maschio “cacciatore di prede”, ovvero quella del simpatico segaiolo. Ma le cose su AM sono peggio di così: lo ha scoperto Annalee Newitz che ha analizzato il database per Gizmondo. La quasi totalità di questi account femminili in realtà risulta inattivo: non ha mai interagito con gli utenti maschili (o con altri utenti per quel che conta) come se fosse stato creato ad arte per “rimpolpare” artificialmente la davvero molto scarsa componente femminile. La Newitz ha infatti trovato che i profili femminili “attivi”, cioè quelli che avevano una qualche interazione con gli altri utenti del sito, sono solo dodicimila. Trentuno milioni di uomini pagavano per trovare una donna che semplicemente non esisteva, immaginatevi il livello di frustrazione di questi poveri mariti quando magari sarebbe stato più semplice trovare un’amante chiamando a caso i numero dell’elenco telefonico.
La mappa che mostra la distribuzione degli utenti di Ashley Madison in base al numero di utenti registrati per ogni paese
La mappa che mostra la distribuzione degli utenti di Ashley Madison in base al numero di utenti registrati per ogni paese. fonte: Malfideleco

UOMINI CHE SI FINGONO DONNE?
Ma chi ha creato i profili fake? I soliti burloni dell’Internet dell’odio che si divertono a fingersi donne per frustrare i desideri del prossimo? Giornalisti in cerca dello scoop? Mogli che sospettano della fedeltà del marito dopo aver visto l’estratto conto della carta di credito o – più semplicemente – la cronologia del browser? Creare fake su AM non è un operazione così difficile, non è nemmeno necessario aprire una casella di posta elettronica, basta utilizzare un indirizzo email a caso (anche non personale) perché il sito non richiede la conferma via mail della registrazione. È possibile quindi, soprattutto nel primo caso, perché in fondo le “donne” di Ashley Madison non pagavano l’ingresso (un po’ come nei club per scambisti)e quindi dare una sbirciatina all’interno e poi andarsene non costava nulla, se ci si fingeva donne.
Se è possibile nei videogiochi online figuratevi in un sito di incontri
Se è possibile nei videogiochi online figuratevi in un sito di incontri

Ma l’analisi del database ha consentito di scoprire che decine di migliaia di account “femminili” erano stati creati da account email e indirizzi IP direttamente riconducibili dalla compagnia che gestiva il sito. Secondo la Newitz il numero di questa tipologia di account è intorno alle sessantamila unità. Non una cifra altissima se confrontata con i cinque milioni di account femminili (che però erano per il 99% inattivi fin dal giorno dell’attivazione), ma in ogni caso un chiaro segnale delle politiche poco chiare adottate dall’azienda per la gestione del sito. L’analisi dell’attività degli utenti (quanti hanno aperto la casella di posta in arrivo, interagito in chat) conferma l’idea che di donne ce ne fossero davvero poche, se da un lato ad aver utilizzato la chat sono oltre dieci milioni di uomini le “donne” ad averlo fatto sono appena poco più di duemila. Il che significa che gli account maschili bombardavano di messaggi quelli “femminili” senza ottenere mai risposta. Ma anche qui niente di nuovo, tenuto conto che di donne su Internet non ce ne sono. La cosa interessante, e che è stato uno dei motivi dell’attacco degli hacker di Impact Team riguarda quegli account che avevano optato per il pagamento di un piccolo balzello per garantirsi la completa cancellazione dal sito. In realtà, si scopre, Ashley Madison non cancellava dal database i dati degli utenti che avevano pagato per la cancellazione. Gli indirizzi email sono ancora lì, si tratta di 173.838 account maschili e di 12.108 account femminili: forse gli unici veri account femminili presenti sul sito, secondo Annalee Newitz.