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Antonio Felice Rapisarda: il battesimo del bambino che è "Cosa Nostra"

Ieri è nata sui social una polemica per i manifesti nel Catanese che annunciavano il battesimo del figlioletto di un pregiudicato: Francesco Rapisarda, detto Ciccio Ninfa, per gli investigatori uomo vicino al clan catanese dei Laudani, insieme alla moglie Alice aveva organizzato per il suo terzogenito un battesimo esagerato. Racconta il Corriere:

Sei metri per tre, per esempio, la dimensione dei manifesti che ha fatto affiggere lungo le strade di Giarre (dove la famiglia risiede), della vicina Riposto e forse anche nel quartiere San Giorgio, periferia di Catania. Sui cartelloni c’è la gigantografia del piccolo, in jeans e innocente coppola bianca, e la dedica: «Questa creatura meravigliosa è… cosa nostra!». Sfida alle autorità? Autoironia? Incoscienza di papà e mamma? Comunque sia, il questore di Catania, Marcello Cardona, ha disposto l’immediata rimozione dei manifesti, per spegnere sul nascere un altro caso tipo funerale Casamonica. La festa di battesimo era programmata per questa sera. Era, perché non si farà più.
«Non volevamo per nulla offendere le istituzioni. Sul quel manifesto è successo il finimondo, ho già ricevuto centinaia di telefonate. A questo punto annulliamo tutto» ha promesso ieri Francesco Rapisarda all’agenzia Agi. Recitando quasi il ruolo della vittima, o del genitore incompreso: «Non c’è niente di male, è una cosa carina, lo abbiamo fatto per fare una cosa diversa. Io e mia moglie abbiamo fatto la stessa cosa anche per i battesimi degli altri miei due figli. Nel 2008, per la foto del manifesto del primo bimbo lo abbiamo vestito da diavoletto, con tanti angioletti attorno e la scritta: “Nato per essere diverso”. A noi piace fare le cose sfarzose».

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