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Andrea Casu è il nuovo segretario del PD Roma

Andrea Casu è il nuovo segretario del Partito Democratico di Roma. In attesa dei risultati del X Municipio Andrea Santoro, uno dei contendenti insieme a Livio Ricciardelli e Valeria Baglio ha già riconosciuto la vittoria del candidato renziano appoggiato dai Giovani Turchi di Matteo Orfini e uscito dal cilindro dopo una lunga mediazione tra le due correnti alleate che alla fine aveva comunque prodotto una spaccatura, di cui la candidatura di Valeria Baglio è stata figlia.

Andrea Casu è il nuovo segretario del PD Roma

Anche il Giovane Turco Stefano Pedica, nel silenzio ufficiale del partito, ha annunciato la vittoria di Casu: «In attesa dei risultati di Ostia che si pronunceranno oggi, i risultati ci danno una certezza matematica: Andrea Casu è il nostro nuovo segretario del Partito Democratico di Roma con oltre il 56% degli iscritti. Un ringraziamento anche agli altri candidati. Ma in particolare un grazie a Matteo Orfini che ha tracciato la strada per costruire un partito migliore rispetto a quello che ha trovato. Un grazie a chi ha partecipato al voto per rendere forte il risultato di Andrea. Grazie a Giulia Tempesta per la passione e la fatica durante questo periodo congressuale. Ora costruiamo un Pd romano sul territorio inclusivo aperto al civismo politico e all’ascolto».

andrea casu segretario pd roma
Santoro riconosce la vittoria di Casu

Silenzio sulle pagine degli altri candidati, anche se Ricciardelli è ancora in campagna elettorale e di Santoro si è detto. Parla però Luciano Nobili, cattolico e renziano non a caso indicato come sponsor di Casu, che fa trapelare la sua enorme soddisfazione per la vittoria del suo candidato:
andrea casu luciano nobili

Com’è nata la candidatura di Casu

Quello che rimarrà di questa corsa elettorale che chiude gli anni di commissariamento di Sua Maestà Matteo Orfini è la modalità con cui si è arrivati alle candidature. Come abbiamo raccontato, alla vigilia della data di chiusura della raccolta delle candidature in corsa c’erano solo Ricciardelli e Santoro, gli unici a raccogliere le firme pubblicamente per presentarla. Poi alla fine sono spuntati Baglio e Casu, che nonostante lo scarsissimo tempo a disposizione sono riusciti lo stesso a raccogliere le 400 firme necessarie per validarla. Qualcuno ha voluto mettere pubblicamente in discussione la trasparenza della procedura, sostenendo che alcuni moduli di firme “in bianco” – ovvero senza candidato – erano girati nei giorni precedenti.
segreteria pd roma firme in bianco
In ogni caso la curiosità è che tutti e quattro i candidati erano più o meno renziani. Ma tortuoso, diciamo, è stato il percorso che ha portato alle candidature di Baglio e Casu, secondo il racconto che ne ha fatto Giovanna Vitale su Repubblica qualche giorno fa:

È DOVUTO intervenire Matteo Renzi in persona, trascinato nel pantano del congresso romano dai big del suo partito, per evitare alla maggioranza dem una figuraccia spaziale: arrivare al traguardo, la presentazione delle candidature per la segreteria cittadina, senza un nome unitario, spappolata in mille correnti, incapace se non di amarsi almeno di non detestarsi.
A poche ore dalla scadenza, di fronte al disastro imminente, il leader ha deciso di sobbarcarsi la responsabilità della scelta, anche a costo di scontentare qualcuno: nello specifico il presidente del Pd Matteo Orfini. Chiamato in causa da Dario Franceschini, capo di Areadem, che minacciava di mandare in frantumi il fronte uscito vittorioso dalle primarie se fosse stata indicata Valeria Baglio, Renzi si è risolto a buttare a mare la consigliera comunale.
E, come in un gigantesco gioco dell’oca, ha fatto tornare tutto al punto di partenza, che poi è risultato quello finale: il candidato dei renziani doc sarà Andrea Casu, trentenne vicino a Luciano Nobili.

segreteria pd roma firme in bianco 1

Come l’ha presa il partito?

Insomma, secondo quanto raccontano le cronache – giornalista terrorista!1! – alla fine Casu è stato un ripiego per accontentare la corrente franceschiniana e Baglio, per orgoglio, si è candidata lo stesso. Come che sia, è un fatto che l’emersione all’ultimo momento delle candidature di per sé dovrebbe far arrossire quelli che avevano promesso serietà, trasparenza, cortesia (e l’ampio parcheggio all’ingresso, cit.). Anche perché se i retroscena dicono il vero l’emersione in extremis non è nemmeno da imputare ai (poveri) candidati, ma al gioco dei veti incrociati tra le correnti che in teoria sarebbero alleate. Con questa elezione bisognava far dimenticare gli anni di commissariamento, i disastri elettorali e le indagini della procura di Roma. A volte il buongiorno non si vede dal mattino.