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La Juve, la 'ndrangheta e le intercettazioni che parlano del boss

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Ieri l’avvocato di Rocco Dominello ha confermato gli incontri tra il suo assistito e Andrea Agnelli, presidente della Juventus, in relazione alla vicenda dei biglietti dati a uomini della ‘ndrangheta dalla dirigenza bianconera. Oggi La Repubblica riporta il testo di una chiamata del 5 agosto 2016 tra Alessandro D’Angelo, security manager del club e amico del presidente, e l’ex direttore marketing, Francesco Calvo.

Sarebbero in questa telefonata — ascoltata dalla squadra mobile di Torino — le frasi, riportate dal procuratore federale Giuseppe Pecoraro nell’audizione davanti all’Antimafia, «hanno arrestato due fratelli di Rocco (Dominello, figlio del boss di ‘ndrangheta per cui ieri si è tenuta l’udienza preliminare del processo dove è accusato di associazione mafiosa ndr). Lui è incensurato, abbiamo sempre parlato solo con lui». Parole dette da due tesserati bianconeri, testimoni nel processo penale e invece deferiti in quello sportivo come il loro presidente.
A pronunciarle però non solo non è Agnelli, ma lui nemmeno le ascolta. E arrivano un mese dopo che l’uomo è stato arrestato in un’operazione antimafia e tutti, compresi i dirigenti juventini, hanno scoperto la natura di quello che pensavano essere “solo” il leader dei Drughi del Canavese. Una cosa che invece Agnelli dovrà chiarire, sia in Antimafia sia durante il processo sportivo, è se il suo più stretto collaboratore l’avesse informato delle ricerche “Google” che aveva fatto sul conto del padre di Rocco, Saverio Dominello, condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso e ieri di nuovo alla sbarra insieme al figlio.

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Cosa rischia Andrea Agnelli? Il quotidiano spiega che la tesi della procura federale mira all’inibizione dalla carica di presidente:

In un interrogatorio di agosto, incalzato dai pm Toso e Abbatecola, D’Angelo conferma di aver cercato sul web chi fossero i Dominello e di aver trovato notizie sulle indagini e le condanne di Saverio, ma che invece lui — come altri nell’ambiente bianconero — erano convinti che Rocco nulla avesse a che fare con i traffici criminali di famiglia. I legali della famiglia Dominello – Chiesa, Putrino e Del Sorbo – ieri all’uscita dall’udienza preliminare per il processo penale in corso a Torino hanno confermato gli incontri tra Rocco e il presidente bianconero.
«Il nostro assistito ha più volte incontrato Agnelli “anche a tu per tu” alla sola presenza di D’Angelo in alcuni casi e con altri tifosi in altri: incontri “alla luce del sole” per organizzare la rivendita dei biglietti. Quando però Agnelli dice che non ha incontrato mai dei boss dice il vero, perché Rocco non è un boss». Potrebbe così rafforzarsi la tesi della procura federale che punta all’inibizione di Agnelli dalla carica di presidente.

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