Economia

Alitalia precipita senza soldi pubblici

Se salta il governo salta anche il piano per Alitalia. Spiega oggi Marco Patucchi su Repubblica che  non è dato sapere se e quale ministro dell’Economia a settembre si accomoderà ad ascoltare l’offerta e il piano industriale definitivi della cordata, con Ferrovie dello Stato pivot, che dovrebbe mantenere in volo la compagnia di bandiera.

A Via XX Settembre in queste ore ci si concentra esclusivamente sulla matassa della manovra, da districare per evitare il tracollo dei conti pubblici del Paese. La scadenza del 15 settembre per l’offerta vincolante su Alitalia, dunque, resta scritta nell’agenda e Fs, Atlantia e Delta tirano dritto come se lo strappo di Salvini non ci fosse stato: in fondo il percorso dell’operazione per ora prescinde da provvedimenti governativi.

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Alitalia, la cordata e le offerte (Corriere della Sera, 13 luglio 2019)

Sta di fatto, però, che la prima bozza di piano industriale concepita quando il gruppo Benetton non era ancora della partita, potrebbe essere modificata sostanzialmente. Se le Fs puntano all’integrazione tra trasporto aereo e su rotaia (in soldoni, ad esempio, un biglietto unico per un turista che arriverà in aereo a Roma e proseguirà in treno per Firenze o per Venezia), Atlantia guarda al rilancio dei ricavi di Alitalia con il rafforzamento delle rotte intercontinentali(Stati Uniti in primis) e al miglioramento dei servizi di terra della compagnia. Obiettivi collegati alla necessità di salvaguardare i ricavi garantiti ad Adr dall’aeroporto di Fiumicino.

Senza contare l’innegabile riflesso dell’operazione Alitalia sui rapporti tra Autostrade (società del gruppo Benetton) e lo Stato: ancora ieri l’altro i ministri grillini (uscenti) minacciavano il ritiro della concessione autostradale, mentre però in Borsa il titolo Aspi era l’unico a festeggiare la caduta del governo. Sullo sfondo Delta, osservata con sospetto dai sindacati perché portatrice di interessi in qualche modo competitivi con quelli di Alitalia.

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