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Meglio bruciare subito che spegnersi lentamente: Alfano scioglie NCD il 18 marzo

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Angelino Alfano, ministro degli Esteri del Governo Gentiloni e già ministro dell’Interno con Matteo Renzi e prima ancora con Enrico Letta, annuncia la fine di NCD, il partito nato dopo la sua uscita dal PdL/Forza Italia. L’esperienza del partito che ha consentito a Renzi di stare in sella per 1000 giorni si concluderà il 18 marzo.
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Alfano stacca la spina al Nuovo Centro Destra

Alfano ha dato l’annuncio in un’intervista concessa al TG1 dove ha detto «dal 18 marzo noi diremo che l’esperienza del Nuovo centrodestra si conclude con degli ottimi risultati, ma che adesso dobbiamo unirci con altri per riuscire a centrare l’obiettivo di dare finalmente una casa comune ai moderati liberali popolari italiani». Inutile quindi proseguire con l’accanimento terapeutico e meglio invece tornare a costruire una casa comune dei moderati italiani, ovvero quei milioni (e milioni) di elettori che non hanno intenzione di trovarsi nella stessa barca con Matteo Salvini e allo stesso tempo non vogliono allearsi con il PD, il partito con cui il Alfano è attualmente alleato e al governo:

Noi vogliamo dare una casa ai moderati italiani. Chi sono i moderati italiani? Milioni e milioni di italiani che non vogliono allearsi con Salvini e non vogliono neanche, perchè non sono di sinistra, allearsi con il Partito Democratico. Loro vogliono uscire dall’Europa, noi vogliamo cambiare l’Europa, difendendo le grandi conquiste di questi decenni a cominciare dalla pace e dalla sicurezza.

Per Alfano l’esperienza di NCD si conclude quindi con ottimi risultati tra i quali non possiamo non elencare il fallimento delle elezioni regionali e comunali del 2014, il sostegno a Tosi alle regionali in Veneto nel 2015 che ha consentito al partito di conquistare addirittura l’1,2% e lo stillicidio di defezioni – nel corso di appena tre anni di vita – di personaggi importanti del partito come il co-fondatore Renato Schifani, Carlo Giovanardi, Gaetano Quagliariello , Nunzia De Girolamo (che è tornata in Forza Italia). Per tacere naturalmente della sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre dove Alfano aveva sostenuto le ragioni del Sì. La decisione di Alfano arriva il giorno dell’Assembla Nazionale di NCD (che avrà luogo oggi a Roma) e conferma quanto già scritto dal Ministro in una lettera al Corriere il 24 febbraio dove Alfano aveva parlato di un’occasione per Forza Italia “per riavvolgere il nastro e non annegare irreversibilmente la propria vocazione riformista nel mare del populismo anti europeo, anti euro, anti libera circolazione, anti libero mercato, anti solidarietà” spiegando che “tra i popolari (anche europei) e i populismi estremisti ci sono delle differenze enormi” e rilevando l’incompatibilità tra il programma di FI e dei moderati e quelli dei sovranisti alla Salvini (Giorgia Meloni non viene menzionata). Matteo Salvini non ha perso tempo per fare dell’ironia sulla scomparsa di NCD, del resto la Lega pesa molto di più di NCD e nonostante i contrasti tra Berlusconi e Salvini è improbabile che Forza Italia abbandoni la Lega con la quale amministra Liguria, Lombardia e Veneto ovvero le uniche regioni governate dal Centrodestra.
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Che fine farà il Governo del quale il partito di Alfano è una delle componenti chiave? Il Ministro spera che l’esecutivo Gentiloni «duri, del resto sta facendo bene e poi noi chiediamo al Partito Democratico di non scaricare sull’Italia il peso delle contraddizioni e delle liti interne al Congresso del Partito Democratico stesso».