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I 70 senatori M5S che chiedono le dimissioni di Di Maio

Categorie: Fact checking, Politica

Settanta senatori M5S su 103 firmano un documento che chiede le dimissioni del capo politico e l'elezione di un comitato dei dieci per prendere le decisioni nel M5S

Settanta senatori su un totale di 103 che vanta il MoVimento 5 Stelle firmano un documento che chiede le dimissioni di Luigi Di Maio da Capo Politico del M5S. Secondo il Corriere della Sera in prima fila nella richiesta di dimissioni ci sono Nicola Morra, Danilo Toninelli e Mario Giarrusso. Per il Messaggero invece tra i firmatari non ci sono né Danilo Toninelli né Paola Taverna che rimangono fedeli al mandato di Di Maio.

I 70 senatori che chiedono le dimissioni di Di Maio

Nel documento uscito dalla riunione di Palazzo Madama ieri c’è la messa in discussione dei punti 5 e 7 della costituzione pentastellata, e in particolare la figura del capo politico, eletto due anni fa nell’Italia a 5 Stelle di Rimini. Racconta Simone Canettieri:

A capeggiare questo Putsch anti-Di Maio un correntone di storici esponenti grillini: da Barbara Lezzi a Nicola Morra, passando per Alberto Airola e Mario Giarrusso. Con loro gran parte dei parlamentari arrivati al secondo mandato, e non solo. Nella lista dei 70 non ci sono però l’ex ministro Danilo Toninelli (ora in corsa per un posto da capogruppo) né la pasionaria Paola Taverna. Entrambi sono ancora fedeli alla linea del Capo, seppur con le rispettive perplessità. Il problema, però, è il resto della truppa, pronta a rovesciare quello che fino a poco tempo fa sembrava uno strapotere intoccabile.

L’accelerazione è arrivata ieri pomeriggio quando i senatori hanno chiesto a Gianluca Perilli, vicecapogruppo facente funzione da quando Stefano Patuanelli è diventato ministro dello Sviluppo economico, di far arrivare a Di Maio la richiesta di convocare tutti gli iscritti del M5S su Rousseau. Davanti ai dubbi burocratici sui passaggi interni, si è arrivati alla raccolta di firme: il 70% dei senatori chiede che Di Maio attivi la piattaforma online per mettere subito le mani sullo Statuto.

Il piccolo golpe a 5 Stelle arriva mentre Di Maio è negli USA per l’assemblea generale dell’ONU. «E proprio perché passerà gran parte del tempo fuori dall’Italia non potrà continuare a gestire così il Movimento: serve una svolta. La nostra non è un’iniziativa contro, ma “per”», specifica Emanuele Dessi, che ha presentato il documento.

La linea di Di Maio schiacciata sul PD

I “ribelli” chiedono un organismo nuovo dedicato alla gestione del Movimento composto di 10 membri, tra cui anche i capigruppo M5s di Camera e Senato e il garante del Movimento, Beppe Grillo. E’ una delle proposte, riferiscono senatori del M5s, avanzate oggi in occasione dell’assemblea del gruppo in cui è emersa la volontà di alcuni di procedere alla modifica dello Statuto del M5s nella parte relativa ai poteri del capo politico. Il più arrabbiato è Mario Giarrusso: “Se penso che Di Maio abbia troppi poteri? Sì, dovrebbe lasciare tutti gli incarichi. Non vedo quale esperienza possa vantare agli Esteri. Abbiamo perso 6 milioni di voti, siamo in minoranza in Consiglio dei ministri”, dice all’Adnkronos. E conferma le indiscrezioni secondo cui alcuni senatori starebbero preparando un documento per chiedere a Di Maio di fare un passo indietro: “Ci stiamo lavorando”. “Noi dobbiamo riportare la democrazia nel Movimento”, rimarca Giarrusso, che invoca il ritorno sulla scena del garante e fondatore del M5S: “Chiediamo a gran voce un intervento di Beppe Grillo”.

Lo difendono Barbara Floridia, Mauro Coltorti e Marco Croatti. Ma i ribelli non vogliono Toninelli come candidato capogruppo, mossa che sarebbe stata orchestrata da Di Maio per sedare l’onda. Scrive ancora il Messaggero che per il ruolo ricoperto da Francesco D’Uva si sono fatti avanti in undici: Emanuela Corda, Sebastiano Cubeddu, Gianfranco Di Sarno, Leonardo Donno, Paolo Giuliodori, Anna Macina, Pasquale Maglione, Marco Rizzone, Francesco Silvestri, Raffaele Trano e Giorgio Trizzino. Un caos di cordate pronte a scontrarsi tra di loro. Sapendo che ci sarà tempo fino a lunedì per ritirare la candidatura e trattare nuove posizioni nel direttivo. Il vero scontro che si profila all’orizzonte è tra Macina e Silvestri (in tandem con il fichiano Riccardo Ricciardi).

 

EDIT: Da New York il ministro degli Esteri e capo politico del M5s Luigi Di Maio ai microfoni di Rainews24 minimizza la rivolta:

“Sono stato eletto capo politico con l’80% di preferenze, non con il 100% ed è giusto che ci sia chi non è d’accordo ma far passare quelle 70 firme per 70 firme contro di me… Ci sono persone che potrei definire amiche e con cui lavoro ogni giorno che mi hanno chiamato e mi hanno detto che è un grande malinteso: ‘non è contro di te ma per rafforzare il gruppo parlamentare'”

EDIT2: Il senatore Dessì sulle firme precisa:

“Viste le ricostruzioni della stampa di oggi, ci tengo a precisare che le 70 firme raccolte servono semplicemente a convocare un’assemblea del gruppo del Movimento 5 stelle al Senato, al fine di discutere eventuali modifiche al regolamento del gruppo stesso. Luigi Di Maio non e’ in discussione”. Lo dichiara il senatore M5s Emanuele Dessi’, spiegando che “la modifica al regolamento serve per far in modo che il gruppo parlamentare del Senato sia messo in grado di produrre proposte operative da dare a Di Maio. Questo processo – conclude – rispettoso delle regole e democratico, e’ stato strumentalizzato ad arte per portare un attacco al Movimento 5 stelle e al suo leader”.

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